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Avellino e gli Impianti Sportivi in città

Ad Avellino balza agli occhi la differenza tra impianti sportivi privati e pubblici. I primi sono assiduamente frequentati, regolarmente gestiti e quindi redditizi (tra questi includiamo quelli in projet financing, come la piscina comunale), mentre i secondi sono in stato di competo abbandono e purtroppo si avviano alla fatiscenza. Nelle strutture private si organizzano con successo corsi di tutte le discipline, dal calcetto al basket, al tennis, al nuoto che impegnano ragazzi e meno giovani in corsi, tornei o semplici partite.

A partire dalla stagione autunnale fino a quella primaverile le attivita’, agonistiche e non, fanno registrare il pienone previo il pagamento di rette neanche modiche. Sono poche nella nostra comunita’ le strutture collegate a parrocchie ove l’attivita’ sportiva e’ gratuita e puo’ essere abbinata alla pratica di boy scout o associativa, attivita’ ideali per i giovanissimi, che consentirebbe agli stessi di coniugare attivita’ sportiva con una sana formazione spirituale e di inserimento sociale. Un plauso particolare va ai francescani di S.Maria delle Grazie che operano in tal senso.

Le dolenti note riguardano gli impianti pubblici, costruiti con generosi fondi europei miranti alla diffusione della pratica sportiva e del benessere sociale. Prendiamo il Parco Palatucci,  conosciuto come Parco della Memoria, sito a ridosso dell’area scolastica. Composto di un enorme giardino con discreta piantumazione e di un’area attrezzata a parco giochi per bambini, campi polivalenti con pista di pattinaggio illuminata (la piu’ grande del sud Italia) con tanto di tribunette e spogliatoi. Tale struttura dopo  la solenne inaugurazione da parte delle impettite autorita’ dell’epoca e’ stata utilizzata solo da avventori occasionali, non sempre disciplinati; e’ stata oggetto solo di interventi di manutenzione straordinari, di potatura delle piante, altrimenti sarebbe diventata in breve tempo una selva oscura, e di derattizzazione; non vi e’ stata negli anni attivita’ di sorveglianza, ne’ diurna, ne’ notturna: il custode faceva capolino solo per aprire e chiudere i battenti negli orari stabiliti. Con tale andazzo la struttura e’ diventata fatiscente e quasi inutilizzabile: non ci si puo’ afffidare solo agli appelli di buon utilizzo da parte della cittadinanza che pure ci ha messo il suo, distruggendo reti di recinzione o imbrattando mura con vernici indelebili e vandalizzando di tutto e di piu’…

Altra struttura sportiva importante ed abbandonata e’ quella di Rione Parco. Consta di un campo di calcio in erba sintetica e di un struttura coperta polivalente, contornata da tribunette e da una vasta porzione di verde.  Si presenta anch’essa in stato di abbandono, il cancello principale e’ chiuso ma le recinzioni laterali divelte consentono l’accesso a chiunque. Funzionano un po’ meglio le strutture pubbliche gestite da associazioni sportive quali il campo Roca di S.Tommaso e la tendostruttura adiacente al campo Coni. Qui la motivazione all’esercizio da parte delle Societa’ Sportive consente la gestione delle stesse, ma non mancano i contrasti con l’Ente comunale che ne riscuote il canone. Il Campo Coni e’ al momento oggetto di ristrutturazione, ed era ora, dato l’afflusso enorme di atleti a tutte le ore del giorno per la centralita’ del posto. Saranno riattati gli spogliatoi e la tribunetta fermi,quanto a modernita’, agli anni Sessanta, epoca in cui fu costruito l’impianto, a seguito di convenzione tra Comune di Avellino, Coni e Ministero della Pubblica Istruzione. La struttura costituisce un bel colpo d’occhio oltre che un’oasi di pace in una zona residenziale tra le piu’ vivibili della citta’. Non concepiamo come negli anni scorsi il Comune sia stato cosi’ assente e superficiale in merito alla gestione di tali strutture o al solo mantenimento di esse. Non ci si venga a dire che l’Ente mancava di personale, altrimenti la rabbia aumenta. Vi e’ poi da dire che i generosi finanziamenti  della Comunita’ Europea non saranno eterni perche’ i fondi saranno destinati a rotazione ai Paesi che non ne hanno ancora usufruito; e non meravigliamoci poi che ci superino come qualita’ della vita Nazioni che solo venti anni fa erano poverissime e sotto regime, come quelle dell’est europeo.

a cura di Dario Alvino

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