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Attenzione e disponibilità verso il prossimo, in un giusto bilanciamento tra il mio interesse e quello degli altri

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Attenzione e disponibilità verso il prossimo, in un giusto bilanciamento tra il mio interesse e quello degli altri

Inizia cosi il vademecum sulla gentilezza, il movimento nato tra le macerie di sentimenti di una società che ha visto scomparire, progressivamente, la percezione della bellezza. Un movimento, quasi una necessità, che mette le sue radici già diciotto anni fa a Tokyo e che sboccia in Italia nel 2000.

Adesione e osservanza delle leggi e delle regole che vigono nella comunità in cui viviamo per una più armonica convivenza.

Perché la gentilezza non resti uno sterile desiderio, un’entità astratta e priva di senso, ma si insinui nella quotidianeità più profonda, aprendo le porte ad un’educazione civica forse dimenticata o troppo spesso calpestata.

Attaccamento e difesa della famiglia come cellula fondante della società

Se la giornata mondiale della gentilezza, che si celebra oggi, 13 novembre, può sembrare un’apertura generica a realtà più difficili delle nostre, non dimentichiamo che la gentletude nasce con noi, nella difesa costante del patrimonio più prezioso che merita una difesa incondizionata: la famiglia.

Impegno e attivismo nella vita quotidiana, come forma di collaborazione
anche con le istituzioni per il benessere di tutti.

Perché l’uomo è un animale sociale che non ha una sua proiezione se non attraverso una società che passa per una gestione spesso stuprata da interessi personali; una politica che ha perso i connotati del bene comune e pubblico e diventa con frequenza l’estensione di una propria realtà che non legge i confini del rispetto dell’altro e della sicurezza comune.

Fiducia e progettazione del futuro

L’assenza di gentilezza si trasmette alle generazioni future come un’assenza di prospettive, un’incapacità al sogno e all’aspirazione, con scarsa aderenza ad una realtà che parla la lingua della progettazione e della programmazione. Fiducia è il boomerang della gentilezza, può essere ricevuto soltanto se data. E su questo sempre più spesso si fonda il domani.

Equilibrio tra i nostri sentimenti e la ragione, che vanno coltivati entrambi

Il binomio cuore cervello è ormai una certezza da cui nessuno di noi è in grado di prescindere, ma se pensiamo che in fondo anche il cuore ha sede nel cervello, l’equazione si risolve con la bilancia dell’equilibrio dettato dal tempo e dalla necessità, ma soprattutto di una maturità che nasce dall’educazione.

Apertura del cuore e della mente verso gli altri, come singoli e come gruppi, perché dal confronto possa nascere rispetto e arricchimento reciproco.

Nessun uomo è un’isola. O forse se lo siamo, non possiamo prescindere dal vicino e dal prossimo, perché in una società iperconnessa, abbiamo bisogno di una crescita comune che preveda un do ut des necessari per sé prima che per gli altri. Non impariamo da soli, o forse non soltanto da soli. Degli altri abbiamo bisogno, così come loro di noi. Calpestare il fiore dell’unione non farà crescere un prato più verde.

Amore e divulgazione della cultura in tutte le sue branche come bene imprescindibile per tutti.

Amore in tutte le lingue, purchè sia amore. Gentilezza tra religioni e ateismi, tra età trasversali e culture apparentemente discrepanti. Perché i ponti di uomini sono in grado di far risorgere una società che spesso limita le minoranze e non impara dal diverso. L’abitudine ci aiuta a vivere di più, ma il rinnovamento costante migliora la qualità della vita.

Conoscenza e rispetto per le tradizioni della nostra civiltà

Se siamo oggi, ora, qui e adesso, non lo dobbiamo soltanto a noi, ma soprattutto a chi ci ha preceduto. Se anche la semina ha necessità di un tempo per il raccolto, dovremmo prendere coscienza che ogni giorno seminiamo per un futuro che forse non vedremo e una civiltà nasce da un ricambio generazionale che si può basare soltanto sul pilastro del rispetto.

Amore e rispetto per la natura e il mondo nella sua bellezza

Se la gentilezza è apparsa finora soltanto l’espressione di un tentativo di recupero di un rapporto tra uomini logorato dall’egoismo e dalla velocità, fermiamoci e ripartiamo dalla gentilezza di una natura che ci racconta della bellezza con una sconvolgente semplicità e un intangibile amore per ciò che possiede una vita.

“Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso”. Chissà se almeno quest’anno, anche a Natale, saremo tutti più GENTILI.

 

Graziella Di Grezia