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Alluvione Sannio, un anno dopo: il fango ha coperto, ma non ha vinto.

Il frecciargento da Roma a Benevento scorre veloce e taglia la provincia sannita in meno di mezz’ora. Poco, ma tempo sufficiente a far sorgere un quasi amletico dubbio in un’ anziana signora che, sprovvista di smartphone, con curiosità e un pizzico di tristezza osservava i danni provocati dalla recente inondazione del Fiume Calore. Era quasi fine Ottobre dello scorso anno, una settimana dopo gli eventi calamitosi del 15 Ottobre 2015. ‘’Ma dove siamo qui? Perché tutto questo fango?’’ Potrebbe sembrare facile rispondere, in verità non lo e’ stato affatto.

Il perché di tutto quel fango se lo sono chiesti tutti. Come spesso accade nella maggior parte delle calamità naturali. Perché proprio Benevento? Perché il Sannio? Domande banali, ma concrete e frequenti. Quel fango che ha coperto tutto, ha spazzato via sogni, sacrifici, possibilità e prospettive. Quel fango che ha cancellato i colori. I colori delle aziende della area industriale di Benevento, i colori della Cantina Sociale di Solopaca, i colori dei piccoli imprenditori e commercianti di Paupisi e Ponte. I colori dei vigneti della Piana di San Lorenzo Maggiore e Guardia Sanframondi, quel verde intenso che in Autunno cede il passo ad un mix di colori stagionali. Tutto coperto, tutto infangato. Quello che la natura toglie spesso l’essere umano da. Coperto il fango e scoperta la solidarietà, la cooperazione sociale, lo spirito di fratellanza ed aiuto concreto. Perché in questi casi il vicino di casa diventa un fratello, i rapporti familiari si risaldano. Cessa l’odio, l’invidia e il rancore. Questi eventi accomunano tutti: oltre ogni differenza sociale e culturale. Il fango non fa distinzioni, non cerca ragioni. La risposta dell’uomo non può che essere l’unita’. Ognuno per quel che può.

alluvione-benevento2Non importa se un’ora o una giornata, non importa se sei simpatico o meno. La volontà va oltre il tempo, la solidarietà non fa queste differenze. Quando c’e’ da spalare via quel mostro che ha ricoperto il nostro futuro, ci si rende conto di come alcune differenze siano impercettibili. La normalità le rende evidenti e spesso anche fastidiose. La normalità genera invidia, spesso anche rancore. Un’ evento del genere pianifica tutto e lo mette sullo stesso punto di partenza. Per chi decide di ripartire, ovviamente. L’imprenditore e l’operaio, il proprietario e il dipendente, il presidente e il magazziniere, fianco a fianco per spalare e ricominciare. Ricominciare per riportare tutto come era ieri, ripartendo però da zero. Ricominciare perché il fango non ha vinto, ha coperto materialmente ma non idealmente. Ha coperto i sogni, ha coperto il futuro e le prospettive: li ha coperti ma non li ha fatti sparire completamente. Non ha coperto la speranza. Quella c’era e c’e e là si leggeva e là si legge negli occhi, anche in quelli delle persone che avevano perso tutto. Vorrei oggi, esattamente un anno dopo,  far rivedere i vigneti che costeggiano il fiume Calore: allora erano completamente infangati e tanto colpirono l’anziana signora. Oggi quasi tutti ripuliti, solo alcuni lasciati così. La maggior parte già ripiantati, come un monito. In chiave simbolica quasi a voler significare una nuova rinascita. Così come per molte attività industriali e commerciali. Ripartiti con tanti sacrifici. Perché il fango ha coperto, ma non ha vinto.