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Aids, arriva test per l’autodiagnosi: 1 malato su 7 non sa di essere contagiato

Oggi grazie all’evoluzione della medicina è possibile sconfiggere, o quantomeno contrastare in maniera decisa l’Aids. Non rappresenta più il terrore degli anni 90, dove solo la parola rappresentava un tabù.

Tuttavia l’Aids resta una delle patologie più gravi conosciute dall’uomo, d’altronde basta snocciolare qualche dato per farsene un idea:  Nel 2009, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che vi siano 33,4 milioni di persone nel mondo che vivono con l’HIV/AIDS, con 2,7 milioni di nuove infezioni HIV all’anno e 2,0 milioni di decessi annuali a causa di AIDS. Secondo il rapporto UNAIDS 2009, in tutto il mondo vi sono state circa 60 milioni di persone contagiate sin dall’inizio della pandemia, con circa 25 milioni di morti e 14 milioni di bambini orfani nel Sudafrica.

Dunque il problema è ancora presente ed è piuttosto evidente, soprattutto in quei paesi, come alcune zone dell’Africa, dove la condizione di disagio è totale.

HIV: Molti non sanno di essere infetti

Uno dei maggiori problemi Europei riguardo la malattia è la poca informazione, sono tantissime infatti le persone contagiate dal virus senza saperlo. Un gap generazionale che va colmato il prima possibile, come afferma l’Oms, alla vigilia del congresso del World Aids Day. Solo in Europa, afferma il Centro di Controllo delle malattie (Ecdc), ci sono almeno 122mila persone sieropositive che non sanno di esserlo, circa 1 su sette del totale dei contagiati. In Italia le stime dell’Istituto Superiore di Sanità parlano di un calo delle nuove diagnosi di Hiv, nel 2015 sono state 3.444, con un’incidenza di 5,7 nuovi casi ogni 100mila residenti.

Va peggio nel resto del mondo.

L’inconsapevolezza non migliora nel resto del mondo, anzi, peggiora notevolmente. Sono circa 14 milioni i sieropositivi sparsi nell’intero globo “industrializzato”, male la Russia, con 2 milioni di contagiati, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente e con l’80% dei nuovi casi che si concentra a est.

La scommessa dell’auto-test

Per cercare di porre un freno alla diffusione, spesso involontaria del virus, l’Oms ha emanato delle nuove linee guida in cui promuove il “self testing”, un test da fare a casa da soli per scoprire la presenza dell’infezione. Secondo il nuovo rapporto, che si riferisce ai 31 Paesi dell’Ue e dell’Area Economica vasta, nel solo 2015 ci sono state oltre 30mila nuovi casi, un numero in linea con gli anni precedenti, mentre peggiora notevolmente il tempo che intercorre fra l’infezione e la diagnosi, in media quattro anni, con metà dei pazienti che scopre di essere sieropositivo quando l’infezione è in fase avanzata. Il 42% delle nuove diagnosi riguarda uomini che consumano rapporti non protetti con uomini, mentre i rapporti eterosessuali seguono con il 32% e l’uso di siringhe infette è responsabile nel 4% dei casi. La prevenzione è la prima arma contro questa patologia, usare il preservativo durante i rapporti sessuali può davvero fare la differenza tra il solo piacere fisico ed il pesante rischio della propria salute. Pensateci!