Home Salute Allarme Aids: aumenta il contagio soprattutto fra giovani: poca informazione

Allarme Aids: aumenta il contagio soprattutto fra giovani: poca informazione

Vi ricorderete dei cosiddetti “untori” sieropositivi, che le cronache ci hanno restituito qualche mese fa, uno di Roma e l’altro della provincia bresciana; e poi le clamorose confessioni di Charlie Sheen sulla sua sieropositività al virus dell’Hiv, anche in questo caso accompagnate dallo stigma hollywoodiano. Ebbene, il modo con cui questi fatti sono stati raccontati dai media dimostrano una diffusa impreparazione a trattare di Hiv/Aids in modo tecnico, equilibrato e competente. Il fatto è che gli italiani conoscono poco l’Hiv, hanno difficoltà a dire con esattezza come si trasmette il virus e poco o nulla sanno sulle cure che esistono per contrastare l’infezione. Riconoscono però che quando i media trattano di casi eclatanti in cui siano coinvolte persone con Hiv, l’approccio dei giornalisti evidenzia sempre il lato scandalistico o allarmistico degli episodi. Ma c’è di più. Quasi un italiano su 3, con più di 45 anni, ritiene di aver visto associati nella comunicazione HIV e “peste” o “cancro dei gay”, stereotipi che col tempo si pensava di aver superato. Invece, ad oltre trent’anni dalla sua scoperta, sono forti ancora i luoghi comuni che   impediscono di avere un piena e consapevole conoscenza della malattia.

È quanto comunicano i dati allarmanti di un’indagine svolta dalla società di ricerche demoscopiche SWG per conto di Nps Italia Onlus, che ha contattato un campione rappresentativo di mille persone stratificato secondo quattro parametri: età, genere, luogo di residenza e ampiezza del comune di residenza. L’indagine ha indagato il livello d’informazione sull’Hiv/Aids, l’opinione su come i mass media trattano questo argomento, il permanere di pregiudizi e l’idea di cosa voglia dire oggi essere una persona Hiv+.

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L’italia il paese delle eterne contraddizioni, sembra andare sempre tutto al rovescio. Sei in cerca di notizie dettagliate sul calcio o sulla tua soap preferita? Nessun problema, ti basta accendere la tv o accedere ad internet e sarai travolto da migliaia di informazioni in merito. Cerchi notizie o hai bisogno di maggiori informazioni su tematiche delicate riguardanti la salute? Se ti va bene troverai qualche informazione scorrendo programmi nella notte inoltrata o su qualche canale di rete locale, per il resto tabula rasa. . La sensazione, ed è praticamente la stessa che si respira fin dai tempi della nascita della prima tv in bianco e nero, è che cittadini Italiani troppe volte vengono trattati come dei bambini ai quali vanno nascoste le vicende spiacevoli per non turbarlo emotivamente, una sorta di mamma italia che non riesce proprio staccare il cordone ombelicale della corretta informazione, soprattutto quando si tratta di tematiche delicate come la salute. Per certi versi l’Italia sembra essere ferma agli anni 80, quando le persone erano vincolate da troppi tabù e chiusure mentali tipiche del 500. Prendiamo in esame l’Aids, in quegli anni il solo sentir pronunciare la parola era terrificante, e se per caso conoscevi qualcuno in città contagiato era il dramma assoluto, lo si teneva distante anni luce. Un comportamento decisamente da “ignoranti” ma forse giustificato, all’epoca sull’argomento vi era una totale disinformazione, e la poca presente era sempre volta a terrorizzare i più giovani, allo stesso modo anche le cure erano meno efficaci di oggi, ed era oggettivamente molto più pericoloso. Oggi le cose sono cambiate, per quanto dal virus non si guarisce del tutto, è comunque possibile conviverci fino alla vecchiaia con la massima serenità, tuttavia l’ignoranza è rimasta la stessa di quegli anni. Quello che oggi in Italia dovrebbe cambiare radicalmente è il modo con cui affrontare mediaticamente la patologia. Nel bel paese infatti, se ne parla sempre di meno e quando lo si fa, non si è mai abbastanza chiari. In televisione, che dovrebbe essere il mezzo di comunicazione di maggiore impatto, soprattutto tra i giovani, non ve ne è praticamente traccia, solo le Iene, grazie ai servizi di Nadia Toffa, per qualche settimana si è affrontato il problema in maniera seria ed esplicita, per il resto, silenzio assoluto. In Italia sono più di 120mila le persone che vivono affetti dal virus dell’Aids, con un nuovo contagio ogni due ore. Lo affermano gli specialisti dell’Icar (Italian Conference of AIDS and Antiviral Research) che si terrà quest’anno dal 6 all’8 giugno 2016 a Milano. Nel bel paese sono ben 4mila i nuovi casi ogni anno, ad essere colpiti, soprattutto i giovani. Di questi il 60% avviene in una fase tardiva di infezione. La fascia di età più a rischio è quella tra i 25 e i 29 anni.

La Lombardia risulta essere la regione con più persone sieropositive, con 20mila contagiati, seguono Lazio, Emilia Romagna e Liguria. Per quanto la mortalità si va riducendo anno dopo anno, grazie ad efficaci ed innovative terapie, è sempre più crescente la disinformazione o ancor peggio la scarsa informazione in merito all’Hiv e alla sua trasmissione. Inoltre, circa il 25% delle persone malate non sa di esserlo.

La maggiore preoccupazione degli esperti ricade proprio sull’inconsapevolezza di chi non sa di essere malato. Infatti, in questi casi che si viene a creare il classico effetto domino, trasmettere il virus inconsciamente da persona a persona senza volerlo. Un problema molto serio che non va sottovalutato, una diagnosi precoce dell’infezione è assolutamente necessaria per poter accedere al più presto alla terapia antiretrovirale. Bisogna dunque, informare con maggiore efficacia, accrescere la sensibilità tra le persone a rischio affinchè accedano ai test diagnostici.

“Noi intendiamo coordinare le diverse realtà scientifiche impegnate nell’assistenza, ricerca e sperimentazione clinica in tema di infezione virali”, ha detto Antonio Chirianni, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. “La conferenza di Icar è basata sui contributi originali della ricerca italiana, nel campo dell’infezione da Hiv/Aids e delle altre malattie virali, e aperta ai contributi internazionali nel settore”.

 



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