C’e’ un sequestro in atto al Senato della Repubblica . L’ ‘ostaggio di Palazzo Madama si chiama Giuseppe Vacciano, senatore eletto con il M5s in occasione delle Elezioni Politiche del 2013. Uscito dal gruppo dei grillini già alla fine del 2014 da allora e’ in pianta stabile nel gruppo Misto. Per i tanti che vorrebbero entrare, Vacciano vorrebbe uscire. Ha infatti presentato la richiesta di dimissioni per tornare al suo vero lavoro, quello di assistente superiore a Bankitalia. Niente più di facile, niente di più semplice avrà sicuramente pensatore il Senatore. Niente affatto invece, perché il sistema non e’ tanto semplice come potrebbe apparire. Eppure per logica dovrebbe esserlo: in democrazia rappresentativa qualora non ci si sente più in grado di rappresentare qualcuno, si provvede alle dimissioni. In verità la ratifica delle dimissioni non spetta al singolo parlamentare, ma a tutti gli altri, che devono votare formalmente le dimissioni.
E’ evidente però che nel caso specifico vi sia una volontà chiara, senza possibilità di ripensamenti. Dal 2014 infatti, Vacciano è riuscito a far calendarizzare ben quattro volte il voto sulle sue dimissioni, incassando però sonore bocciature. L’ultima è del 25 gennaio scorso, quando il Senato, con una discussione animata sull’opportunità della sua scelta, e il voto contrario di 138 senatori contro 65 favorevoli, ha ufficialmente respinto le dimissioni di Vacciano. La domanda, oltre ogni retropensiero, sorge spontanea: perché il Senato si accanisce contro la decisione del Senatore Vacciano? Non sembrano esserci spiegazioni logiche. A dispetto del ‘’partito del vitalizio’’, così come lo avevamo definito qualche settimana fa, c’e’ un Senatore che auspica le elezioni anticipate. Si chiama Giuseppe Vacciano.