Economia – Le statistiche rivelano che rispetto al 1990 numerose aziende nazionali hanno visto ridursi ad un terzo il personale in Italia. 25 anni fa l’industria nostrana dava lavoro a 5,8 milioni di italiani; gli stessi dopo dieci anni si riducevano a 5,1 milioni ed oggi, dopo il primo semestre 2016, sono sotto la soglia di 4 milioni e mezzo.Tale netta flessione e’ dovuta alla scomparsa delle manifatture che e’ un fenomeno non solo italiano ma di tutto l’Occidente.
Per fare esempi concreti, la Fiat (oggi FCA) nel 1990 dava lavoro a 303mila persone nel mondo, di cui 237mila in Italia, oggi il livello del personale e’ uguale (303mila), ma solo 86mila prestano la loro opera in Italia; difatti sotto la holding Exor che raggruppa produzione di trattori, auto e camion, 100mila lavorano in Nordamerica, 53mila in America Latina ed il restante in altre sedi dell’intero globo.
Quindi possiamo definire la Fiat un gruppo double face:in italia c’e’netta flessione, nel mondo buona crescita. Cio’e’ dovuto alla globalizzazione, alle politiche commerciali oltreche’ ai costi di manodopera piuttosto alti in Italia. Ma la Fiat-Chrysler per il nuovo anno promette un rilancio in Italia perche’ci sara’a Cassino l’avvio del secondo turno di lavoro per la Giulia e l’inizio di produzione del nuovo Suv.
Passando ad altro settore, Poste Italiane hanno visto ridursi il numero dei dipendenti dai 237mila del 1990 agli attuali 143.580; le Ferrovie dello Stato dai 186.688 ai 65.516 del 2015; stesso discorso per l’Enel che e’passata dai 114.064 del 1990 ai 33.040 di oggi; l’Eni ha visto ridursi la quota di dipendenti di sette volte rispetto a 25anni fa.
Sono letteralmente scomparsi due colossi industriali come Olivetti (confluita in Telecom) e Montedison, mentre e’ fortemente ridimensionata l’Alitalia nonostante una corposa iniezione di liquidita’ dal Governo Italiano e l’apparentamento con gli emiri di Etihad, cosi’ come Fincantieri che continua ad esser controllata dallo Stato attraverso Cassa Depositi e Prestiti, ma oltre gli otto cantieri navali sul territorio italiano ne ha creati altri negli Stati Uniti, in Romania e in Brasile (3 in ciascuno stato), ed uno in Norvegia.
Con la conseguenza che se prima si avvaleva di manodopera italiana, ora i dipendenti sono di nazionalita’ varia.
Vanno in controtendenza le aziende di Benetton che negli ultimi 25 anni ha decuplicato gli addetti, diversificandosi nella produzione: oggi non tratta solo
l’abbigliamento caratterizzato dai maglioncini a tinte vivaci, ma ha debuttato nella ristorazione acquisendo la catena di Autogrill dallo Stato italiano ed espandendosi in tutto il mondo con 250 marchi. In sintesi ad oggi gli addetti italiani sono solo uno su tre del totale dei 65mila nel mondo. Quindi anche le aziende italiane di successo non si rivelano un affare per la manodopera locale, in quanto per la globalizzazione gli orizzonti sono oggi a livello planetario.
Esempio di straordinario successo e’Luxottica di Leonardo Del Vecchio che dai 2601 dipendenti e’ passato ai 78.933 di oggi, ma piu’ della meta’ di essi lavora in Sudamerica in quanto nelle cinque aziende venete fa produzione, mentre oltreoceano e in Oriente si e’ dedicato alla vendita, acquisendo catene di negozi nel corso degli anni. Ottimo il risultato dell’azienda, ma l’impatto occupazionale italiano resta limitato.
La speranza di invertire la tendenza e’ riposta nella generazione Industria 4.0, che prevede la digitalizzazione della produzione e che porta i macchinari a interagire tra loro e con altri settori dell’azienda quali vendite e marketing. Ma per attualizzare cio’e’ necessario investire nella ricerca, nella competenza professionale e nella creazione di reti digitali.