Ciriaco De Mita, irpino doc ed ex segretario della Dc, più volte ministro e già Presidente del Consiglio, direttamente dalla Prima Repubblica dove ha dimostrato di essere un democristiano di ferro. Oggi sindaco di Nusco, piccolo paese della Provincia di Avellino. Fu eletto nel 2014 con quasi l’80% dei voti, 1132 voti su 1500 votanti circa. Un editto bulgaro, un consenso costruito negli anni in Irpinia e nella sua Nusco. Matteo Renzi, ex Margherita, ex Presidente della Provincia di Firenze ed ex sindaco di Firenze, segretario del Pd e Presidente del Consiglio. Due epoche diverse, tra i due poche affinità e tante differenze. Il punto d’incontro potrebbe essere quello scudo crociato democristiano vissuto in pieno da Ciriaco e visto con il binocolo del passato da Matteo.
Affinità apparenti, ma tante differenze simboliche e sostanziali. Un mare di preferenze personali per il democristiano irpino, poche, almeno per ora, per il democristiano toscano. Sembrerebbe roba di poco conto, considerando anche la differenza dei sistemi elettorali. Ma democrazia rappresentativa e’ rappresentanza, rappresentanza e’consenso popolare e personale. Quando c’e’ bene, quando manca comincia ad essere un problema. De Mita il consenso lo ha ampiamente dimostrato nel corso della sua longeva carriera politica. Lo stesso non possiamo dire per Renzi, se vogliamo essere magnanimi ed usare un eufemismo. Non possiamo dire lo stesso per un Presidente del Consiglio non candidato e quindi eletto da nessuno, in nessuna circoscrizione.
La sfera democristiana e’ bella perché varia e fatta di pluralismo concettuale. Un pluralismo che a volte e’ confuso con opportunismo: la verità e’ che i democristiani sono al centro, ma anche dappertutto. Certo, bisognerebbe almeno riflettere nuovamente sul concetto dell’essere democristiano. Passare da De Gasperi, Andreotti e De Mita per arrivare a Renzi, un piccolo passo indietro sembra evidente. Ma e’ pur vero che dalle elezioni politiche del 1994 in poi, dopo la dissoluzione sostanziale della DC, i democristiani sono stati sia alleati a destra che a sinistra. Senza dubbio anche il Referendum Costituzionale del 4 Dicembre ha diviso il pensiero del panorama democristiano.
L’UDC schierata convintamente per il No, l’NCD per il Si, solo per fare un piccolo esempio. Ecco quindi che riemerge un’altra differenza, stavolta più concreta, tra il democristiano irpino e quello toscano. De Mita e Renzi sembrano lontani anni luce sulla questione del Referendum. Ciriaco in campo per il No, Matteo schierato, e non potrebbe essere altrimenti, per il Si. Una deriva autoritaria secondo il primo, una svolta per l’Italia per il secondo. Eppure, due democristiani hanno davanti lo stesso testo di modifica alla Costituzione.
In fondo però, come asseriva uno dei più grandi democristiani, Giulio Andreotti, la situazione e’ un po’ più complessa di come sembra. E se vogliamo capirci qualcosa in più, non resta che guardare, venerdì sera, lo scontro televisivo su La7 tra Ciriaco e Matteo. Perché anche chi non si e’ mai sentito ne’ si sentirà personalmente un democristiano dentro, sarà curioso di questo dibattito. Perché Andreotti aveva ragione, doppiamente: la situazione e’ un po’ più complessa perché in fondo siamo tutti un po’ democristiani.