HomeCultura & EventiViaggio alla riscoperta storica dell'Irpina. Atripalda, l’antica Abellinum dimenticata

Viaggio alla riscoperta storica dell’Irpina. Atripalda, l’antica Abellinum dimenticata

L'esperta Racconta l'Irpinia... Viaggio nel mondo dell'arte e storia Irpina

Nel fondo della valle del fiume Sabato, che taglia in due la città, sorge Atripalda,  il comune situato più in basso fra tutti quelli della conca avellinese. Fondata dai Sanniti nel III sec. a. C., divenne presto possedimento romano.

Sviluppatasi intorno al cimitero paleocristiano, denominatospecus Martyrum (IV sec.), e al castello di Truppoaldo da cui probabilmente prese il nome nel X sec., Atripalda è ricca diinteressanti testimonianze archeologiche, in particolare i resti dell’antica Abellinum, della quale troviamo cospicue testimonianze sulla collina detta La Civita. È proprio da questa collina che fu desunta in età graccana o forse sillana (133 – 78 a. C.) la colonia romana di Abellinum. La Civita si estende per circa 25 ettari sulla riva sinistra del fiume Sabato ed è delimitata da una cinta muraria di circa 2 km risalente in parte al periodo sannitico e in parte all’età repubblicana. A est delle mura possiamo osservare i pochi resti di alcuni edifici pubblici quali il Foro e le terme con la Torre degli Orefici, sul lato nord-orientale si trova, invece, in buone condizioni, la Domus romana,una residenza del periodo imperiale, di circa 2500 mq e forse appartenuta a Marcus Vipsanius Primigenius, liberto di Vipsanio Agrippa. Nella ricca dimora si possono ancora distinguere numerosi cubicola e un cortile interno adibito ad orto oltre ad ammirare i pavimenti, i diversi ambienti, gli affreschi, la piscina, le terrazze.

La Civita, attualmente, non è valorizzata per quello che merita. Le vicende giudiziarie che si sono susseguite nel tempo hanno di fatto ostacolato la valorizzazione del sito, anzi, ne hanno accentuato il deterioramento. Si auspica che presto il sito possa avere la sua giusta considerazione e possa ritornare fruibile per la cittadinanza e i turisti, soprattutto tedeschi, dei quali un tempo se ne registrava un flusso interessante.

Michela Corvigno

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