La violenza sulle donne è una piaga sociale ancora molto diffusa, anche nella nostra provincia, specie negli ultimi anni il fenomeno è in costante aumento. Ma quali sono gli strumenti per arginare questo problema? Quali sono le cause che determinano tanta ferocia? Qual è il ruolo che può svolgere la politica?
In merito abbiamo ascoltato l’opinione dell’Avvocato Antonella De Angelis, consulente presso i centri antiviolenza di Avellino, Mercogliano e Ariano Irpino. L’avvocato De Angelis che da anni si batte in prima linea a fianco delle vittime delle violenza per contrastare questo annoso fenomeno, in esclusiva a Contattolab ha spiegato il suo diretto e autorevole punto di vista.
- Dottoressa De Angelis , ad oggi in Irpinia il fenomeno della violenza sulle donne sembra in costante aumento, secondo la sua esperienza, qual è il vero elemento scatenante di questo annoso fenomeno?
“In realtà, credo che gli elementi scatenanti di tale increscioso fenomeno siano diversi ma prima di analizzarli in maniera analitica bisogna fare chiarezza su alcuni punti: la violenza sulle donne non è un problema individuale, non è una malattia, ma è il frutto del retaggio della cultura patriarcale che assegna all’uomo il potere all’interno della famiglia e della società. ; pertanto si configura come un fenomeno sociale collegato alla manifestazione dei rapporti di forza , storicamente diseguali tra uomo e donna . Per tale motivo la violenza contro le donne è un fenomeno trasversale che tocca tutta la società indipendentemente dalla condizione economica, dal livello di istruzione, dalla classe sociale e dalla cultura di appartenenza. A questo retaggio culturale in virtù del quale la violenza sulla donna è percepita come la normale dinamica nei rapporti uomo – donna , si aggiungono elementi ultronei che ne amplificano la pericolosità : il disagio nelle famiglie e nella società, il venir meno dei contatti umani e affettivi , il mancato dialogo, la disoccupazione, la frustrazione che incombe e che soffoca le persone, le quali riversano la loro rabbia sull’essere più debole, “la donna”, attraverso riprovevoli atti di violenza fisica e/o psichica; la perversione e il delirio di onnipotenza che governa taluni uomini; la fine di un amore, dove l’uomo, anziché elaborare il “lutto” e reagire, agisce violentemente rivendicando il diritto di proprietà assoluto che crede erroneamente di avere sulla propria compagna.”
- Secondo lei, quali potrebbero essere i rimedi adatti per contrastare un così preoccupante e dilagante fenomeno?
“Innanzitutto pubblicizzare i centri d’ascolto a tutela delle donne. Far sentire le vittime di abusi e violenze sessuali protette, favorendo il dialogo, le occasioni e le possibilità di aprirsi, di sfogarsi, di raccontare le proprie debolezze e paure, senza essere inibite dal timore di essere giudicate, ridicolizzate e soprattutto, aiutando le stesse a guadagnare a riacquistare quella sicurezza, forza che gli autori di violenza hanno contribuito lentamente a distruggere. È importante garantire colloqui con gli esperti del delicato campo psichico, mentale e cognitivo, atteso che i carnefici esercitano un vero e proprio terrorismo psicologico. Non va, poi, dimenticato che la violenza, intesa come annientamento dell’altro, è una posizione culturale prima ancora che criminale, per cui è necessario espletare e svolgere un’attività volta al confronto, alla conoscenza e soprattutto, atta a richiamare l’attenzione su un fenomeno tanto dilagante quanto pericoloso e deleterio.”
- Non le sembra che la normativa prevista dalla legge in riferimento ai casi di “ Femminicidio” sia troppo tenue in quanto alle possibili pene da comminare? Molti esperti reclamano l’ introduzione di pene esemplari al fine di far recuperare la funzione deterrente della norma penale. Ci dica la sua opinione su questo punto.
“Perché la norma svolga appieno la sua funzione di deterrente e distolga gli uomini dal proposito criminoso di distruggere e di arrecare dolore alle donne, non è necessario comminare pene più gravi, ma è fondamentale che funzioni bene la macchina della giustizia anche in sinergia con le altre istituzioni preposte ad intervenire sul fenomeno della violenza sulle donne . Talvolta, la macchina della giustizia, attivata da denunce/querele di donne disperate e vittime di atti di violenza, si ferma si inceppa ed omette di proseguire le indagini volte a verificare la sussistenza dei presupposti, previsti dalle singole norme incriminatrici, al fine di fermare determinati atteggiamenti violenti ; è questo il punto debole , non le pene che se comminate sarebbero davvero idonee e proporzionate alla fattispecie di reato . Purtroppo a volte ciò non accade e la cronaca riporta episodi in cui la violenza denunciata non è stata presa nella dovuta considerazione ed è sfociata in fatti criminosi e in veri e propri delitti”.
- Quale ruolo, potrebbero svolgere i soggetti politici su questa tematica? Visto che la politica per anni ha finta di ignorare la problematica?
“La politica in questo senso si è mossa sia con la normativa nazionale che con leggi regionali, non solo rispetto all’evento criminoso ma anche relativamente alla prevenzione ed assistenza alle donne maltrattate. La Regione Campania ha finanziato i Centri Antiviolenza in ciascun ambito territoriale al fine di ricevere le donne maltrattate ed offrire loro aiuto e protezione e predisporre percorsi di uscita dalla violenza . Certamente però, al di là dell’intervento normativo, la politica potrebbe assumere un ruolo determinante per la sensibilizzazione e divulgazione della problematica de qua. I politici, che detengono le redini del potere e sono sulla cresta dell’onda mediatica, potrebbero divulgare e rafforzare la conoscenza dei “centri Antiviolenza”, che stanno aumentando notevolmente sul territorio, favorire sia alle vittime che ai carnefici l’impatto e l’incontro con esperti del campo psicologico e impegnarsi affinché si esca dall’ignoranza e si abbandonino certi vecchi tabù. Dovrebbero rendersi portavoce delle esigenze delle donne vittime di violenze fisiche e/o psicologiche, di abusi sessuali, e provare ad approntare e a fornire strumenti atti ed idonei a porre un limite a tanta nefandezza”.
A cura di Marco Grossi