La testimonianza di una professionista che opera in un centro antiviolenza in Campania: Violenza di genere, come riconoscere la violenza psicologica. Intervista alla dott.ssa Pia Venditto, Psicologa-Psicoterapeuta-Terapeuta EMDR. Esperta in Psicotraumatologia e Psicologia dell’emergenza Centro Antiviolenza Spaziodonna – Salerno
Contattolab: Violenza psicologica come riconoscerla, è un problema relativo solo alle donne o anche agli uomini?
Dott.ssa: La violenza psicologica è un tipo di violenza e non necessariamente insieme a questa devono coesistere altre forme: economica, fisica, sessuale, culturale seppur tra di esse collegate. In particolare possiamo affermare che : non esiste violenza fisica che prima non sia stata preceduta da forme di violenza psicologica; quest’ultima spesso sottovalutata in quanto difficilmente identificabile, talvolta sono le stesse vittime a non riconoscerla come violenza. E’ invece fondamentale riconoscerne la violenza, non solo perché come ho detto pocanzi è precursore di altri tipi di violenza, tra cui quella fisica, ma anche perché di per sé è causa di sofferenza e disagio per chi la subisce. In Italia si contano circa 7 milioni di donne che subiscono violenza psicologica. Essa si struttura intorno a determinati comportamenti che si ripetono e perpetuano nel tempo. Tutto inizia con il controllo sistematico dell’altro, si passa poi alla gelosia, alle molestie assillanti, fino ad arrivare alle umiliazioni ed al disprezzo. La persona diventa un oggetto da possedere in maniera esclusiva e non viene riconosciuta come “altro da sé”.
Contattolab: Cosa c’è alla base della violenza psicologica?
Dott.ssa: Alla base nella stragrande maggioranza dei casi c’è in primis la violenza di genere, ossi forme di violenza che riguarda una persona discriminata in base al sesso, che origina da una cultura maschilista e sessista e a stereotipi sul ruolo delle donne. Ovviamente ci sono casi dove i comportamenti violenti sono segni e sintomi di un disturbo psichiatrico, ma purtroppo le statistiche e gli studi correlati rispetto al fenomeno indicano che essi sono una minoranza.
Contattolab: Ci sono dei sintomi che fungono da campanello d’allarme per cui una persona dovrebbe cominciare a farsi delle domande sulla propria relazione?
Dott.ssa: Spesso il controllo di cui abbiamo parlato viene mantenuto tramite l’isolamento: viene impedito al partner di lavorare e/o di accedere alle finanze personali e comuni, di avere una vita sociale, di mantenere i rapporti con gli amici ed i parenti con lo scopo di rendere l’altro totalmente dipendente ai fini di mantenere il controllo. Parliamo di una relazione asimmetrica dove un partner rivolge critiche volte a minacciare l’autostima per dimostrare che la compagna è senza valore; viene criticato l’aspetto fisico, quello che fa, la sua intelligenza. Le peculiarità sono l’umiliazione, lo svilimento, la ridicolizzazione e può includere minacce o atti intimidatori, quali sbattere porte, lanciare o rompere oggetti, maltrattare gli animali domestici ecc. Tutto questo ha come intento quello di intimorire la donna, minacciandola della propria forza e la capacità di fare del male a lei e a sé stesso; con questo mi riferisco alle volte in cui vi è da parte del partner la minaccia di suicidarsi e questo porta le donne a sentirsi responsabili delle azioni dell’altro e a restare inerme per il timore delle conseguenze di ogni sua scelta.
Contattolab: Mi pare di capire che la violenza psicologica è protratta nel tempo, è più un’atmosfera in cui si vive che un singolo episodio, no?
Dott.ssa: Si esatto, è la ripetitività ed il protrarsi nel tempo di questi comportamenti ed atti a configurarli come violenza psicologica e a provocare un vero e proprio processo distruttivo per la persona che subisce, che può portarla in alcuni casi, anche al suicidio. Come accennato, la sistematica denigrazione ed i continui insulti alla persona, minano la sua autostima e la sua identità. Sentendosi continuamente disprezzata, la persona comincerà a disprezzarsi e a sentirsi non degna di essere amata e rispettata.
Contattolab: A subire la violenza non sono solo le donne ma anche gli uomini. Perché l’uomo ha difficoltà a riconoscersi vittima?
Dott.ssa: Talora l’uomo non è in grado di elaborare o verbalizzare il proprio disagio, proprio perché non ne possiede gli strumenti, e conosce solo l’azione, spesso violenta, come modalità comunicativa e di relazione con gli altri. Spesso gli uomini fanno fatica a riconoscere tutta la gamma dei sentimenti legati alla fragilità, come insicurezza, umiliazione, frustrazione, inadeguatezza, paura proprio per quanto detto prima, ossia di un modello di mascolinità dominante che fa si che gli uomini considerino l’espressione della rabbia come unico sfogo ai sentimenti
Contattolab: Esaminiamo un fatto: lei mi controlla facebook, il cellulare, viene sul posto di lavoro, ma non riesco a lasciarla,perché puntualmente minaccia di rovinarmi.
Dott.ssa: Bhe talvolta si presentano casi in cui vi è, da parte della donna una vera e propria dipendenza dall’uomo per cui quando viene lasciata le viene a mancare l’unico scopo della sua esistenza ed il riempimento dei propri vuoti affettivi. Subentra la paura dell’abbandono, della separazione e della solitudine che generano costante stato di tensione; la dipendenza si alimenta del desiderio di essere amati proprio da chi non ci ricambia in modo soddisfacente e cresce in proporzione al rifiuto, anzi se non ci fosse quest’ultimo, il presunto amore non durerebbe. Si può generare una paura ossessiva di perdere la persona amata, espressa con gelosia e possessività, che si alimenta smisuratamente ad ogni piccolo segnale negativo che si percepisce.
Contattolab : Come uscire dalla violenza psicologica?
Dott.ssa: La violenza psicologica è molto difficile da valutare, a differenza di quella fisica i cui effetti sono visibili e facilmente diagnosticabili, non ci sono dati oggettivi che provano, eccetto il racconto della donna, la realtà di ciò che la vittima subisce. Tutto questo fa sì che essa stessa dubiti di ciò che prova, idem accade coni bambini, che in questi casi, hanno come emozione prevalente il senso di colpa: temono che con il loro racconto facciano un torto al loro papà o ad un loro caro. Tutto ciò che abbiamo detto finora rende necessario iniziative di sensibilizzazione e formazione rispetto a questo tema, così importante e sottovalutato,sia in un’ottica di intervento,e soprattutto preventiva, allo scopo di ridurre il rischio di diventare vittime o carnefici all’interno di questi pericolosi meccanismi psicologici. A tal proposito, è importante sottolineare che la problematica della violenza, in tutte le sue forme, non può essere confinata ad una dimensione individuale o di coppia, ma necessita di essere rinviata ad un sistema più ampio, quello delle relazioni sociali; l’obiettivo deve essere quello di un cambiamento sociale e culturale attraverso l’educazione, che favorisca un’evoluzione delle relazioni di genere, fondate sul riconoscimento della persona e sul rispetto dell’alterità.
Osho ha scritto: << qualunque cosa distrugga la libertà non è amore. Deve trattarsi di altro, perché amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano>>ed io questo lo condivido!
Se sei vittima di violenza chiama il numero verde 800 629516