HomeAttualitàReato di immigrazione : I Giudici di Pace denunciano gravi disservizi

Reato di immigrazione : I Giudici di Pace denunciano gravi disservizi

REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA: I GIUDICI DI PACE DENUNCIANO I GRAVISSIMI DISSERVIZI DEI LORO UFFICI E L’INCOMPATIBILITA’ DELLA LORO CONDIZIONE LAVORATIVA PRECARIA

 

L’Unione Nazionale dei Giudici di Pace, nel prendere atto che la questione nodale sulla quale sembrerebbe essersi “impantanato” il Governo, in sede di definitiva approvazione dei decreti legislativi di depenalizzazione, è la soppressione o meno del reato di immigrazione clandestina, lamenta la scarsa attenzione, da parte del Governo e degli organi di informazione, della condizione incostituzionale nella quale i giudici di pace, competenti per il reato in esame, si trovano a lavorare.

Non prendiamo posizione sulla scelta, di natura politica, se preservare o cancellare il reato di immigrazione clandestina. A differenza di alcune componenti politicizzate della magistratura, che vorrebbero interferire su scelte riservate alla politica, i giudici di pace sono perfettamente consapevoli del loro ruolo e dei doveri di terzietà che ne discendono; non possiamo, tuttavia, non denunciare l’assordante silenzio serbato nei nostri confronti ogni qual volta si parla di questioni che investono direttamente il nostro lavoro.

Perchè si sottace dei gravissimi problemi di sicurezza delle aule giudiziarie negli Uffici dei Giudici di Pace, pur investiti di così gravose competenze, non solo in materia penale, e si pensi in particolare a tutte le altre competenze (convalide e ricorsi sui provvedimenti di espulsione) in materia di immigrazione clandestina, sia a livello di carenze di risorse umane (spesso in numerosi uffici mancano del tutto forze di polizia o personale comunque addetto alla sicurezza), sia di vetustà o inadeguatezza dei sistemi di controllo (videosorveglianza, metal detector, etc…)?

Molte volte i giudici di pace si trovano a dover giudicare nei propri uffici cittadini extracomunitari pregiudicati e socialmente pericolosi, specie in sede di ricorsi avverso i provvedimenti di espulsione. Chi garantisce per l’incolumità dei giudici, del personale di cancelleria, degli avvocati e di tutti gli altri astanti?

Senza considerare, poi, le gravissime carenze di personale amministrativo, che negli uffici del Giudice di Pace è stato quanto meno dimezzato, a seguito della soppressione di circa 500 sedi, accorpate ad uffici limitrofi, e dell’incomprensibile decisione del Ministro Orlando di “dirottare” il 97% del personale ivi addetto presso Tribunali e Procure.

Per di più, nel recentissimo decreto milleproroghe 2016 il Ministro Orlando ha deciso di far slittare di un altro anno la riapertura dei concorsi per la copertura anche solo del personale di cancelleria cessato dalle funzioni per pensionamento o altri motivi.

Nel marasma nel quale si barcamenano gli uffici del Giudice di pace, per gravi e precise responsabilità del Ministero della Giustizia, i giudici di pace, per adempiere al gravoso onere di convalidare trattenimenti ed espulsioni, devono personalmente recarsi, a loro spese non rimborsabili, “salva” la degradante indennità loro riconosciuta dalla legge in 10 Euro, presso i Centri di Identificazione ed Espulsione, ovviamente senza cancelliere, ufficiale giudiziario, commesso o qualsiasi altro ausiliario che non sia un interprete, dove devono assumere decisioni che comportano delle responsabilità enormi in un ambiente non giudiziario e gestito unilateralmente dalle Questure, ossia da una delle parti del processo

Nè si può alfine sottacere il grave stato di precariato in cui versa la categoria, priva di qualsiasi diritto o tutela di natura lavorativa. Come si può ragionevolmente pensare che un giudice precario possa, per sua natura, assicurare oggettive garanzie di indipendenza ed imparzialità, specie in materie così delicate, peraltro in condizioni ambientali così manifestamente ostili?

Roma 9 gennaio 2016

Maria Flora Di Giovanni    
(Presidente Nazionale)

Alberto Rossi
(Segretario Generale)

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