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Tunisi marcia contro il terrorismo

A migliaia a Tunisi contro terrorismo: “Le monde est Bardo”. Partecipano anche Renzi e Boldrini

La marcia parte da Bab Saadoun fino al museo del Bardo e alla sede del Parlamento. In piazza migliaia di persone e leader mondiali: Hollande dalla Francia, Komorowski dalla Polonia, Abbas dalla Palestina, i ministri degli Esteri di Germania e Spagna. Imponenti le misure di sicurezza

Tornano in piazza, nell’ennesimo tentativo di dimostrare la propria rabbia contro una strage che non sarà mai dimenticata. Con lo slogan ufficiale “Le monde est Bardo”, la Tunisia marcia oggi contro il terrorismo a 11 giorni dall’attacco al museo del Bardo, dove sono morte 22 persone, contando anche la turista francese deceduta ieri all’ospedale. Annunciata domenica scorsa dal presidente tunisino Essebsi, la manifestazione vuole essere simile a quella di Parigi dell’11 gennaio dopo gli attacchi cominciati con l’assalto a Charlie Hebdo. E già migliaia di tunisini si stanno radunando a Bab Saadoun, la piazza da dove partirà la marcia internazionale. Imponenti le misure di sicurezza: ovunque agenti, militari armati e blindati. A pochi metri dal luogo del raduno anche un carro armato da battaglia.

Tunis dunquei si prepara, tra massicce misure di sicurezza, alla marcia internazionale contro il terrorismo, mentre si allunga la scia di sangue lasciata dai terroristi nell’attentato al museo del Bardo. Una delle turiste francesi rimaste ferite quel 18 marzo è morta ieri facendo salire il bilancio a 22 morti, più i due attentatori.

L’imponente cordone di sicurezza era visibile già ieri, con le arterie nei pressi di Avenue Bourghiba isolate, complice un corteo del Social Forum pro-Palestina che ha sfilato per le vie della capitale.

I leader stranieri, Matteo Renzi, François Hollande e Abu Mazen tra gli altri, sono attesi in mattinata nella capitale. Mentre si lavora agli ultimi dettagli organizzativi, sembra certo che saranno proprio loro, con il presidente Essebsi e le massime cariche tunisine, a scoprire la stele in memoria dei caduti davanti al museo del Bardo.

Nel centro di Tunisi la vita scorre tranquilla, con i caffè affollati, coppie, famiglie e tanti giovani che passeggiano.

“Il terrorismo e l’Isis non hanno nulla a che fare con l’Islam”, spiegano in tanti, uomini e donne. “E’ stato orribile”, sottolinea una ragazza: “Vogliamo la pace, e dovremmo combattere tutti insieme, uniti, contro il terrorismo”. Lei, come gli altri della sua generazione che quasi gridano: “Non abbiamo paura, nessuno deve avere paura. Sono i nostri nemici”.

“Presumo che il governo stia facendo tutto quanto possibile per evitare problemi domani”, dice invece Hamdi, reduce anche lui dagli incontri del Social Forum. “Se accadesse qualcosa sarebbe un suicidio politico”.

“Quelli dell’Isis qui non trovano spazio. Forse possono averlo in Afghanistan, in Iraq. Ma non qui in Tunisia, un Paese pacifico di gente pacifica”, afferma Mohamed, mentre poco lontano sfrecciano blindati dell’esercito e della polizia.

Alessia, 30 anni, vive a Tunisi dal 2013: “E’ stato un attentato ‘nuovo’. Prima venivano colpite le forze di sicurezza. Mai i civili, né tantomeno i turisti stranieri”. A suo giudizio la reazione dei tunisini è stata “forte, positiva, tante persone non si sono fatte intimorire”. Al Social Forum, in questi giorni, “hanno partecipato 50mila persone”. C’è solo un unico neo: “Non è stato dichiarato il lutto nazionale, come invece è avvenuto per la morte del re saudita. Questa è una cosa che mi colpisce, purtroppo negativamente”.

A Tunisi è arrivata anche la presidente della Camera, Laura Boldrini. “Quella contro il terrorismo è una battaglia senza frontiere, nella quale bisogna sempre avere riguardo per la libertà”, ha detto dopo l’incontro con il presidente del parlamento Mohamed Ennaceur. “E’ necessario offrire un’alternativa ai giovani che scelgono la jihad, una vera e propria piaga sociale”, ha aggiunto, sottolineando che “la Tunisia ha avviato un percorso di democratizzazione dal 2011 che deve essere sostenuto da tutti i Paesi europei, in primis dall’Italia”. Poi la visita al Bardo, dove ha deposto una corona di fiori in memoria delle vittime. All’interno, i fori dei proiettili sono ancora ben visibili: “E’ impressionante. Mi auguro che venga preservata questa memoria, la memoria di questi proiettili, di questa furia”. (ansa)

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