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Un garantista, fiero di esserlo. Quel giustizialismo facile che condanna prima della legge.

La politica parla il linguaggio del giustizialismo, è un dato di fatto con il quale dobbiamo fare i conti. Non tutta, ma una buona parte di essa. E non da oggi, forse nemmeno da ieri. La dissoluzione della Prima Repubblica e conseguente frammentazione totale del quadro politico ha favorito, una graduale ma non per questo meno pericolosa, nascita di una coscienza critica che aveva ed ha, purtroppo, come tesi destabilizzanti questioni giudiziarie legate, in qualche modo, alla politica stessa.

‘’Sei un indagato, hai un avviso di garanzia, una condanna in primo grado’’. Un giustizialismo che, passo dopo passo, ha acquisito ruolo principale anche all’intero del dibattito politico. E chi, della classe politica fa parte, sembra quasi avere un’unica possibilità di auto assoluzione: accusare gli altri. Non è forse ciò, che, maldestramente, mise in atto nel 2015 la parlamentare PD Rosy Bindi? Una lista di impresentabili, stilata a pochi giorni dal voto. Anche noi, elettori campani, accettammo, quasi supinamente, quella che sembrava essere una sorta di condanna preventiva. Consiglieri regionali o ex tali, e nuovamente candidati a tale carica, subirono una sorte di polverone mediatico giustizialista, su cui, una parte politica su tutte, il Movimento 5 Stelle per essere chiari, cercò di costruire gli ultimi giorni di campagna elettorale. Sarà la mia indole da garantista, ma alcune notizie rafforzano le convinzioni.

Come quella odierna, ad esempio: Clemente Mastella, sua maglie Sandra, ex assessori Udeur, l’ex capogruppo in Regione Campania, Fernando Errico, e altri indagati del processo Udeur, sono stati assolti. Dopo nove anni.

La giustizia corre lenta, le dinamiche politiche no. Mastella si dimise da Ministro della Giustizia, conseguenza politica fu la caduta del governo Prodi, altri esponenti dell’allora campanile si presero un periodo di stand-by. Momento difficili, ma la politica a volte, o forse ultimamente troppo spesso, regala anche questo. Quell’inchiesta fu un errore. Ma non è il primo e temo, purtroppo, non sarà nemmeno l’ultimo caso. Il buonsenso farebbe pensare ad errore, in verità si tratta di un’indagine flop.

Tanto clamore, titoli di giornali, approfondimenti televisivi, ma in sostanza poco altro. Ed è in quel poco che, in definitiva, nascono dubbi e perplessità. La politica è fatta da persone, con scienza, coscienza e sentimenti. Ma anche con una famiglia. Con dei figli, piccoli casomai, che leggono notizie che, spesso, dipingono mostri che non esistono.

L’input giudiziario muove la penna di giornalai che, è difficile definire giornalisti, cercano lo solo scoop. Ma chi ci perde, davvero, in tutto questo? La politica, quella con la lettera maiuscola. Ne perde sicuramente il senso di giustizia, la fiducia che noi cittadini possiamo avere in essa. Nove anni per un processo, avvocati, decine di ore a leggere documenti, preoccupazioni, momenti di sconforto. Perché, dopo tutto, la politica è fatta da persone. Umane, proprio come noi.