Lo studio
Effetti sulla salute umana
Tubi a vapori di mercurio per l’emissione di raggi ultravioletti, quello più in alto emette raggi UV-A (lampada di Wood), l’altro raggi UV-C (lampada germicida)
I raggi ultravioletti favoriscono la conversione del 7-deidrocolesterolo che può dare origine al colecalciferolo, reazioni inerenti alla chimica della vitamina D.
Gli UV possono anche indurre eccitazione della molecola di DNA, uno stato di eccitazione che può durare un tempo più o meno lungo, e normalmente il ritorno allo stato fondamentale avviene senza che vengano indotte alterazioni; episodicamente, comunque possono prodursi legami chimici impropri tra pirimidine adiacenti, danni non sempre riparati efficacemente dai meccanismi biomolecolari. Gli UV-A sono considerati meno dannosi di altre bande, ma possono sempre causare ustioni ad alte dosi e una sindrome denominata acne di Maiorca. Sono comunque considerati responsabili di cancro della pelle come il melanoma, il basalioma o tumori non melanocitici, in maniera analoga ai più energetici e dannosi UV-B.
Sono i principali responsabili dell’invecchiamento della pelle; anche gli UV-B fanno la loro parte. Alte intensità di UV-B sono dannose per gli occhi, e un’esposizione prolungata può causare fotocheratiti (welder’s flash in inglese, dove welder sta per saldatore (ad arco)), e fotodermatiti. Sia gli UV-B che gli UV-C possono danneggiare le fibre di collagene, e quindi accelerare l’invecchiamento della pelle. Gli UV-A penetrano più in profondità nella pelle, rispetto agli UV-B che gli UV-C, e alterano (danneggiano) le cellule che producono le fibre di collagene o fibroblasti. La radiazione UV-B e UV-C è inoltre in grado di attivare virus come l’Herpes simplex. Alcuni filtri solari (cosmetici) proteggono bene contro i raggi UV-B ma, spesso, poco contro i raggi UV-A, i maggiori responsabili dell’invecchiamento solare. L’80 per cento delle rughe si presume sia provocato dall’esposizione al sole.