Home Salute Solofrana, adesso basta. O forse non basta ancora?

Solofrana, adesso basta. O forse non basta ancora?

Tanto per cominciare, provate ad immaginare che qualcuno stia facendo del male ad una persona a voi molto cara, e lo stia facendo proprio adesso, sotto i vostri occhi. Cosa fareste? Di certo non stareste a guardare. Con ogni probabilità il vostro animo si infiammerebbe per la rabbia, i vostri occhi si accenderebbero provocati dallo spirito di vendetta, il cuore batterebbe fuori dal petto per l’incapacità di rimaner quieto. Qualcuno, forse, con un po’ più di sangue freddo, saprebbe mantenere il controllo ma, senza dubbio, nessuno riuscirebbe a non prendere le difese di chi ama. Ora provate ad immaginare di essere costretti, per un motivo o per l’altro, ad assistere alla scena senza poter intervenire. I più si dispererebbero, altri urlerebbero fino a perdere la voce, altri ancora piangerebbero fino a non avere più lacrime. Ora usciamo dal mondo dell’immaginazione e ritorniamo alla realtà, che forse è addirittura peggio. C’è qualcuno che proprio oggi, 11 gennaio 2016 – e da molti anni in verità – sta lentamente ammazzando tuo figlio, tua padre, tua madre, tuo marito, tua moglie, tuo fratello. Qualcuno sta “iniettando” nel tuo corpo e nel corpo di tutte le persone che più ami un veleno letale, un veleno che toglie lentamente la vita, non prima di aver causato sofferenze atroci.

Non stiamo certo dicendo qualcosa di nuovo nel sostenere che molte delle sostanze chimiche che quotidianamente, da diverse decenni, vengono sversate nel torrente Solofrana, che attraversa il nostro territorio, abbiano proprietà cancerogene, ovvero intervengano nel determinare l’insorgenza di neoplasie di ogni tipo. E non è certo un caso che tra i comuni dell’Irpinia, Solofra sia quello che detiene il maggior tasso di incidenza di neoplasie – lo si legge dal rapporto di fine 2014 del CROM (Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano). Il dato è preoccupante soprattutto se confrontato a quello degli altri comuni dell’alta Irpinia, dove l’incidenza è addirittura inferiore alla media regionale e nazionale. Questi dati dovranno pur significare qualcosa.

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Guardiamo le acque del torrente: sono dei colori più vari, a volte nere, schiumose, fetide. E più le guardiamo e più si fissa davanti ai nostri occhi l’immagine di quell’amico a cui abbiamo fatto visita non più di qualche giorno fa: era a letto, deperito, irriconoscibile, provato. Aveva al braccio l’ago attraverso cui si aggrappava alla speranza della chemioterapia e non aveva più i capelli. Più guardiamo quest’acqua e più ci sembra di ascoltare le voci spezzate dal pianto di tutti coloro che non smettono di raccontare la storia dei propri familiari colpiti da queste orrende malattie. Giovani e persino bambini. Nessuno è risparmiato. Immobili, restiamo immobili percossi da questi pensieri che ci usano violenza, e nel frattempo questo odore nauseabondo ci entra fin nell’anima.

Certo, non tutti i tumori sono causati dal Solofrana. Ma come dicevamo poc’anzi, non sarà certo un caso se questa è la zona con più vittime e più sofferenza. Qualcuno si ferma a parlare con noi e ci dice con voce mesta, quasi come se sapesse leggere nei nostri pensieri: “Piano piano tutti i miei amici sono morti, sono rimasto solo”. E allora basta con questo scempio. Basta davvero. Basta perché la vita è la vita e non può essere mortificata così per l’egoismo e l’immoralità di pochi a cui tutto questo non importa. La vita non può essere vittima di criminalità: ci rifiutiamo di accettarlo. Non si tratta di denaro, interessi o potere. Quelli non ci interessano affatto, ne godessero a lungo costoro; ma la vita è la vita. E allora basta. Basta.

Ci sono state le marce, e molti hanno marciato. Ci sono stati i convegni, e molti hanno parlato. E non è servito. Ahinoi, non è servito a nulla. Tutto è svanito in una nuvola di fumo. Tutto si è sciolto come neve al sole. Adesso le telecamere, per portare la vicenda alla ribalta nazionale. Forse si spera che qualcuno prenda le difese della gente di questo posto e di tutti i posti che si trovano ad essere vittime innocenti di questo scempio. Forse servirà solo a fare altre chiacchiere, altre dichiarazioni, altre notizie. Qualcuno dice che quella della Rai sarà una puntata “da non perdere”. Oh, quanto avremmo voluto perderla questa puntata. Quanto oggi piuttosto che guardare la nostra impotenza alla televisione vorremmo poter fare qualcosa. Quanto vorremmo dire la verità. Quanto vorremmo dire che chi per anni ha taciuto, pur essendone pienamente consapevole, tutto ciò che accadeva – dagli sversamenti agli esami sulle acque al tetracloroetilene – è complice di chi sversa. Quanto vorremmo che le autorità di controllo riescano davvero a controllare. Quanto vorremmo che chi può fare qualcosa cominciasse finalmente a farlo. Quanto vorremmo dire basta. Basta per davvero. E invece, forse sarà di nuovo un “basta” durato il tempo di vedere la lucina accesa della telecamera, il tempo di un servizio che non parlerà d’altro se non delle speranze che giorno dopo giorno perdiamo.

Si, perché nel frattempo gli sversamenti continuano, quasi come se qualcuno volesse dimostrare di essere più forte di tutta la gente stanca, più forte delle marce e dei convegni, più forte delle telecamere RAI. Come se qualcuno volesse dimostrare chi comanda per davvero continuando ad inquinare le acque, i suoli, l’aria e tutto ciò che ci è rimasto. E allora ritorniamo alla nostra immaginazione: cosa faremmo nel vedere qualcuno che fa del male a chi amiamo mentre noi siamo impotenti? La risposta è niente, perché non facciamo assolutamente niente se non starcene tranquilli nelle nostre case come se la cosa non ci riguardasse, come se la salute dei nostri figli non fosse poi cosa tanto preziosa. Ma non ci sono più alibi. Bisogna cominciare ad urlarlo più forte questo “basta”. Ce n’è bisogno se vogliamo davvero che qualcuno ci ascolti e che questa storia finisca. Lo dobbiamo a noi stessi e alle persone che amiamo.