Signori, signorotti, marchesati e contee al tempo del Covid-19

Sembrerebbe il titolo di una commedia di Goldoni, oppure un’opera sulle caricature delle maschere napoletane così abilmente descritte da Edoardo Scarpetta; in realtà è la situazione attuale della nostra penisola al tempo del Covid–19.

Decreti su decreti, litigi fra Governatori, decisioni arbitrarie dei vari amministratori locali. Ne abbiamo viste e sentite di tutte e di più in questo lungo periodo di quarantena e post quarantena sul come gestire una crisi tanto unica quanto inattesa.
Il governo parla “et niuno lo ascolta” direbbe il poeta. Non vi è coordinazione fra la parte centrale che dovrebbe gestire il Paese, e i suoi organi periferici (regioni, comuni).

Come in pieno periodo dei Comuni e Signorie, la persona più capace o più testarda agisce autonomamente in barba ad ordinamenti nazionali, si erge a baluardo di intere o singole comunità. Ed ecco che rispuntano rancori, invidie e odi mai sopiti. Nord contro sud, comunità contro altre comunità.
Anche nei piccoli centri ci si tende a trincerarsi nei propri confini, come se si attendesse questo o quel capitano di ventura portatore di liete novelle o di sventure.

Si prende posizione, anche molto violenta nei toni, su quelle attendiste che invocano alla prudenza o su quelle “coraggiose” del continuare nelle proprie vite e attività rischiando fino al limite.
Come Guelfi e Ghibellini, che cavalcavano il proprio “campione”, cosi amministratori piccoli e grandi si ergono a difensori di idee, spesso contrarie tra di loro. A tutto ciò, così come a quei tempi, anche la Chiesa ha preso un’aperta posizione contro le decisioni del Governo. Si rinnova, anche se solo simbolicamente, e per fortuna aggiungerei, il dualismo Papato – Impero.

In pochi mesi sono riemersi fantasmi, incubi, che sembravamo esserci messi definitivamente alle spalle. I confini, che a fatica, erano stati abbattuti, anche quelli fisici, sono riapparsi più forti che mai, segno che di strada ne dovremmo fare ancora molta prima di divenire pienamente una Nazione. Egoismi e rivalità hanno ripreso il sopravvento, e il vento del divisionismo soffia molto più forte, rischiando di sradicare quello che di buono è stato fatto nell’ultimo secolo.

Il buon senso e lo stare uniti sono le armi per superare crisi spaventose, altrimenti le tristi e dure parole del sommo Poeta risuoneranno più che mai attuali a distanza di otto secoli! “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”

A cura di Marco Vitale