Scandone finisce qui: i lupi si arrendono 85-80. Reggio va in finale

Finisce qui. Finisce con una sconfitta, perché ai play off si finisce con una vittoria solo quando si arriva fino in fondo. Finisce qui e fa male, perché questa squadra non lo meritava per la stagione che ha fatto, per i record che ha infranto e, cosa ben più importante, per le emozioni che ha saputo regalare, facendo sognare una provincia intera, per avere fatto appendere davanti alla biglietteria del PalaDelMauro il cartello sold out per tre volte, per averci fatto piangere e ridere contemporaneamente.

La Scandone perde la prima gara spareggia della sua storia 85-80, su un parquet che per i colori biancoverdi resta, per certi versi, maledetto, come quello del PalaBigi, teatro dieci anni fa, anche della retrocessione della Scandone (poi revocata per il fallimento di Roseto).  Alla fine, il fattore campo è pesato in maniera evidente su tutta la serie e Reggio Emilia, meritatamente, giocherà per lo scudetto per il secondo anno di fila. La Scandone, partita dopo partita, si è sempre più avvicinata ai padroni di casa, aumentando la sua capacità di resilienza ma, anche stasera, pur non mollando mai il match, non è riuscita ad impensierire la Grissin Bon (mai in vantaggio i lupi nell’arco dei 40 minuti) che ha tagliato il traguardo in relativa tranquillità.

Oltre a Vereemenko, Menetti deve rinunciare anche a Gentile, mentre Sacripanti ha ancora Acker che stavolta parte in quintetto. Avellino parte, come sempre, bene per atteggiamento e concentrazione, portando subito Reggio in bonus (dopo neanche 2 minuti) e con presenza in difesa (6 palle perse per i biancorossi). Il problema stavolta è l’attacco perché i lupi non la mettono veramente mai (5/17) e le tante seconde chance concesse: è su questo che Reggio costruisce il 24-17 di fine primo quarto, facendo male dentro l’area, dove tira 7/8, con 8 punti di Lavrinovic. La Scandone sembra sul punto di crollare già ad inizio secondo quarto, quando un Della Valle lontano parente del giocatore visto in Irpinia, manda i suoi sul 29-17. Proprio come in gara 6, quando sembra per affondare, la Scandone si scuote: finalmente entra in partita Buva (mancato clamorosamente in gara 5 e 6) che con 8 punti nel quarto tiene su Avellino. Si mette a produrre qualcosa anche Leunen, ma Green non riesce a tenere Della Valle (9 nel quarto per il prodotto di Ohio State, sui 14 finali), guidando i suoi al 42-36 di fine primo tempo.

Sacripanti prova a cavalcare Buva anche nel terzo quarto, lanciandolo in quintetto per Cervi (gravato di due falli) ma sembra che la Scandone abbia la forza solo per non affondare e mai per ricucire del tutto. Si procede a strappi con Reggio che continua a dare spallate alla partita e con Avellino che trova sempre qualcuno in grado di non farla mai affondare. Nel terzo quarto il protagonista è Ragland che attacca il ferro ad ogni occasione, ma butta alle ortiche due palloni consecutivi che avrebbero potuto ricucire del tutto lo strappo. L’ultimo quarto si apre con Reggio avanti 61-55: Avellino continua a soffrire a rimbalzo, perde lucidità quando dovrebbe colpire e 8 punti in fila di un redivivo Silins lanciano la Grissin Bon sul +10 con 4 da giocare. Sembra finita ma questi ragazzi dimostrano di essere lupi fino all’anima e decidono di non mollare la partita: Nunnally si ricorda di essere l’Mvp (alla fine 23 con 5 assist), Buva continua a produrre e il PalaBigi ammutolisce quando Leunen infila la tripla del 77-74 con 250 secondi da giocare. Ma è una gara 7 di semifinale play off e chi ne ha giocate (e vinte) tante parte avvantaggiato: e in campo nessuno ne ha giocate più di Rimas Kaukenas che, a 39 anni, decide ancora di essere decisivo. Prima il canestro e fallo, poi la tripla, e Avellino e ricacciata ancora indietro e affossata definitivamente dal fadeaway di Aradori che, con 30 secondi da giocare, mette a tabellone l’82-76, preludio all’85-80 finale.