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Rifugiati posti Sprar limitati

In questi giorni la cronaca ha posto l’attenzione sul giro di vite e sfruttamento dell’accoglienza dei rifugiati. Da dove provengono i fondi e che tipo di accoglienza integrata offre l’Italia ai rifugiati?
Abbiamo assistito a una vera e propria missione di accaparramento di rifugiati, senza alcun  intervento reale di accoglienza integrale di inserimento socio economico. Molti servizi del terzo settore si sono fermati all’erogazione di una semplice accoglienza “alberghiera” per intenderci : vitto e alloggio.
Ma realmente è questo il programma di Accoglienza?
Per chi non fosse un addetto ai lavori lo Sprar è il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che – per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata – accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. A livello territoriale gli enti locali, con il prezioso supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di “accoglienza integrata” che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.
Ma davvero le istituzioni stanno progettando strumenti di accompagnamento e riconoscimento dei diritti umani, che vadano oltre il vitto e all’alloggio?
Le pagine sconcertanti dell’inchiesta romana gettano un’ombra inquietante su tutto il sistema di accoglienza italiano. Che fine hanno fatto infatti i diritti dei richiedenti asilo?
I centri d’accoglienza sono forse diventati sale di attese? Lo stesso programma SPRAR è stato probabilmente travolto dall’inefficienza italiana e dagli affaristi di turno. Ma i diritti umani sono inviolabili è necessario ritornare al rispetto della carta costituzionale e delle buone leggi italiane.

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