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Referendum, l’ultima spiaggia di Renzi: la modifica dell’Italicum

ITALICUM/ Referendum/PARTITO DEMOCRATICO, l'ultima spiaggia di Renzi: la modifica dell'Italicum

“Tra sei mesi ce la copieranno in tutto il mondo, abbiamo fatto qualcosa di straordinario, se questa legge non passa in Parlamento me ne vado a casa” parole di Matteo Renzi. Tuonava più o meno così l’ex sindaco si Firenze, soltanto pochi mesi fa in occasione della approvazione dell’Italicum, la nuova legge elettorale varata dal Parlamento. Elogiava senza mezzi termini il nuovo sistema elettorale partito con l’intenzione di dare una governabilità certa al nostro Paese.

Approvata a colpi di fiducia, ma nemmeno su questo vi erano mai stati dubbi, visto il reiterato vizio che l’esecutivo ha in merito. Non importa se la questione fiducia e’ stata posta come non mai nella storia della Repubblica: nemmeno negli anni più incerti della Prima Repubblica dove maggioranze liquide provocavano incertezza quotidiana. E non serve nemmeno il monito del ” se non passa vado a casa”, risultato frequente quasi come un intercalare. Negli ultimi tempi però la possibilità sembra stia diventando sempre più concreta, una reale possibilità di andare, come si è soliti dire, a casa. Ed ecco quindi che l’universale Italicum diventa dall’oggi al domani, merce di scambio, un vero e proprio jolly. Un contentino da dare in pasto ai piccoli partiti con percentuali da prefisso telefonico che nulla avranno più da dire e dare, se non con candidature in grandi movimenti politici, allo sviluppo economico, sociale e politico del nostro Paese. Il jolly dell’Italicum, che avrebbe rappresentato, sempre a detta del Premier, la svolta di governabilità di cui l’Italia aveva bisogno. Non interessa se i capolista saranno tutti bloccati, se il 50% degli aventi diritto non esercita più il proprio diritto al voto, se gli sconfitti potrebbero risultare in verità vincitori, se si benedice e manda in soffitta la rappresentatività e territorialità. Nulla di tutto ciò importa, non sono questi i motivi utili per i quali si può modificare l’Italicum. E’ bastata invece una seria occhiata ai sondaggi elettorali, la reale paura di andare veramente a casa. Solo idealmente, perché lo stesso Presidente del Consiglio, smentendo se stesso, ha affermato senza mezzi termini che, comunque vada la consultazione referendaria, continuerà il percorso governativo sino al 2018. Chi avrebbe mai creduto fino a poche settimane fa, che la legge elettorale, per certi versi regola fondamentale per la funzione cardine di controllo del governato sul governante, potesse divenire una sorta di ultima spiaggia per tentare di ristabilire quello che sembra essere un esito scontato.

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