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Quando la storia interroga la Radiologia

POMPEI

In un’epoca di tagli alla sanità, di prestazioni inappropriate e sanzioni a medici prescriventi, la radiologia risponde con audacia, senza dare cenno di cedimento. Anzi, se la storia necessita della radiologia per ampliare le sue conoscenze, è forse la dimostrazione più chiara che possiamo far a meno di tutto, tranne che della diagnosi.

Nella Pompei del Piacere e dei banchetti, ciò che rimane all’occhio del visitatore sono corpi ingessati dall’uomo e immobilizzati dalla natura, perché, come ci racconta Plinio il Vecchio, “quella notte, la terra tremò con particolare violenza e si ebbe l’impressione che ogni cosa veniva non scossa, ma rivoltata sottosopra”.

E fu così che un popolo distrutto divenne immortale per le generazioni future; di quei luoghi abbiamo ritrovato tanto, le costruzioni, gli affreschi, persino il cibo, ma fino ad ora non era stato possibile “vedere” dentro quei calchi. O meglio, fino ad ora.

Perché se nel 79 d.C. non era stato possibile comprendere le cause della morte di quel popolo o lo stato di salute, oggi tutto ciò è diventato realtà. Una TC 16 strati con successive ricostruzioni tridimensionali ha portato alla luce realtà fino ad ora sommerse dai lapilli: un popolo che godeva di buona salute, con dentature in ottime condizioni, devastato da traumi cranici provocati dalla caduta di calcinacci e porzioni di tetto crollate durante l’eruzione.

Tra i calchi esaminati, non soltanto quelli di adulti, ma anche un bambino e due animali: un cane e forse un cinghiale. Diciotto calchi tra gli 86 oggetto di restauro per la stabilizzazione del gesso sono stati analizzati e i risultati sono soltanto preliminari.

Potranno essere ricavate ulteriori preziose informazioni (sesso, età, attività lavorativa, classe sociale ed eventuale presenza di patologie), grazie a sofisticate tecniche di post-processing, nonché sarà possibile realizzare polimeri di amido di mais che riproducono i calchi.

Non è la prima volta che la storia si serve della radiologia per lo studio mininvasivo di preziosi reperti; presso il Museo di Anatomia della Seconda Università di Napoli, ad esempio, sono stati condotti esami TC ed RM per lo studio di gemelli siamesi, i cefalotoracopagi o di altre malformazioni anatomiche presenti quasi esclusivamente in paesi in via di sviluppo.

Fu tenebra di nuovo: fu cenere di nuovo, fitta e pesante. Noi ci alzavamo ripetutamente e ci scrollavamo di dosso la cenere. Altrimenti ne saremmo stati coperti e il suo peso ci avrebbe anche soffocato”.

L’asfissia tanto temuta da Plinio il Vecchio, di fatto non fu la causa della morte di quel popolo, quando, il “24 agosto, appena un’ora dopo mezzogiorno, una nube si levava… e solo più tardi si ebbe la cognizione che il monte fu il Vesuvio”.

Se l’avanzamento della tecnologia è giunto fin qui, forse non possiamo demonizzarlo o “asfissiarlo”, ma soltanto renderlo appropriato, cercando di comprendere che la diagnostica non è soltanto pura medicina, ma anche storia, antropologia e che esplorare dove l’occhio umano non è in grado di arrivare, è forse ciò che in questa società liquida serve di più.

Alla fine quella tenebra diventò quasi fumo o nebbia e subito ritornò la luce del giorno, rifulse anche il sole: un sole livido come suole essere quando si eclissa. Dinanzi ai miei occhi spauriti tutto appariva mutato: c’era un manto di cenere alta come di neve”

 

Graziella Di Grezia