Home Attualità Proteste scomposte e goliardate non servono al Paese, anzi vanno disciplinate

    Proteste scomposte e goliardate non servono al Paese, anzi vanno disciplinate

    Pappalardo, manifestation dei gilet arancioni

    La sconclusionata ed irresponsabile protesta dei gilet arancioni a Milano, capitanati da un sempre più agguerrito ex Generale Antonio Pappalardo (senza mascherina e distanziamento sociale). L’imprudente sfilata dei politici sovranisti a Roma, con a capo un Matteo Salvini più ligio ad orchestrare manifestanti che indossare protezioni anti-covid e, fiore all’occhiello (!) l’uso del portone di Palazzo Chigi come orinatoio da parte di uno degli organizzatori.

    Questi gli episodi poco edificanti che hanno caratterizzato lo scorso fine settimana; eventi che sembrano aver oltrepassato i limiti, oltreche’ della decenza, anche della legalita’; che pertanto richiedono qualcosa piu’ che blande ammonizioni. Sono in corso indagini e denunce presso le varie Procure, ma le indagini dovrebbero essere agevolate dai molteplici filmati in circolazione sui social, che non si prestano a difficili interpretazioni.

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    Tali azioni messe in atto richiederebbero provvedimenti sanzionatori, in quanto gli autori non solo agiscono con nonchalance, ma appaiono anche fieri di tali deprecabili eventi. Non si tratta di bravate, ma sono vere e proprie atti di sfida all’ordine costituito e come tali vanno trattati: primo perche’ gli assembramenti favoriscono la diffusione epidemiologica del coronavirus; e poi ci sono da valutare anche gli estremi di vilipendio allo Stato (urinare contro il Palazzo del Governo) e di sovversione dell’ordine costituito (invettive del generale Pappalardo). Dalle varie Procure italiane ci si aspetta qualcosa in piu’. Gli uffici giudiziari penali hanno ricevuto diverse denunce e querele da parte di politici, associazioni e privati cittadini, a cui dovranno dare risposte adeguate alla gravita’ degli eventi verificatosi. Ne va di mezzo la tenuta sociale dello Stato e la credibilita’ del Governo stesso.

    Nonostante gli aiuti economici che perverranno dall’UE e la gestione accorta del presente Esecutivo i prossimi mesi saranno difficili perche’ la ripresa economica e’ lenta e molte imprese, dall’esercente commerciale alla grande industria, fanno fatica a rimettersi in carreggiata. Abbiamo constatato che aprire bar e ristoranti non significa affollarli di consumatori dal primo giorno; dinanzi alla saracinesca dei negozi non c’era la fila di clienti ansiosi di acquistare. E guardando piu’su, le grandi aziende tipo FCA riaprono cautamente i battenti perche’la ancor flebile domanda di mercato non consente una ripresa a regime della produzione; allo stesso modo, molte piccole e medie imprese producono a giorni alterni perche’ mancano le materie prime e le forniture viaggiano in ritardo.

    Pertanto se due mesi e mezzo sono trascorsi nel blocco totale, ce ne vorranno altrettanti perche’ i ritmi produttivi possano andare a regime. Quindi le proteste di piazza appaiono inutili quanto strumentali: non si puo’ pretendere l’immediata risoluzione di problemi antichi che penalizzano il funzionamento delle procedure amministrative per la lentezza della burocrazia. Esasperare gli animi puo’ essere controproducente, in quanto i cittadini si sentono autorizzati a manifestare in quel modo inurbano di cui abbiamo avuto esempio; per non dire che questi atteggiamenti possono sconfinare nello scompiglio mettendo a rischio la stessa tenuta sociale.

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