Da un’indagine svolta dall’Istituto Demopolis per L’Espresso sul pensiero degli adolescenti italiani sono emersi dei risultati che rivelano tanta insoddisfazione e addirittura infelicita’per diverse cause sociali che gravano sul loro essere e sul loro futuro. Ottocento ragazzi intervistati, di eta’compresa tra i 14 e i 18 anni, costituiscono un test attendibile sulle aspettative degli adolescenti oggi. Lo stesso test espletato nell’anno 1983 vedremo con risultati diversi. Ovviamente anche il contesto sociale era diverso.
Dal sondaggio attuale ne esce un’immagine di giovani meno entusiastie meno fiduciosi nel futuro tanto che rispetto a trentadue anni fa un 26% in piu’e’convinto di andare incontro a una vita meno felice a paragone di quella vissuta dai propri genitori. Piu’ di un terzo e’ sicuro che non avra’ un lavoro stabile (il 33%)e che dovra’ attraversare lunghi periodi di disoccupazione prima di aggiudicarsi il sospirato posto di lavoro; solo quattro su dieci sono convinti di potercela fare a trovare un lavoro interessante e con prospettive di carriera. E a causa delle poche chancesi giovani che si dichiarano contenti di vivere in Italia sono soltanto il 29% mentre il 40% diloro auspica un futuro di vita impiantato all’estero (nel 1983 solo l’undici per cento avrebbe preferito vivere fuori della propria nazione).
Forse proprio per la diffusa precarieta’ la famiglia e’considerata un rifugio per il 96%dei giovanissimi, una dei pochi baluardi su cui poter contare e, un po’ a sorpresa,vista la liberalizzazione dei costumi, anche la fedelta’al proprio partner registra un ‘alta percentuale (66%). Cio’ rivela che un rapporto affettivo stabile e’auspicabile per colmare le frustrazioni derivanti da altri settori di vitale importanza (lavoro, reddito e…futuro!).
Riguardo ai rapporti umani e sociali gli adolescenti dimostrano una pronunciata apertura mentale: in larga maggioranza (64%) sono convinti che in Italia serpeggia molta omofobia, che le coppie omosessuali devono avere il diritto di sposarsi, mentre un terzo di essi (36%) pensano che debbano avere anche il diritto di adottare un figlio. Per quasi la meta’ dei giovanissimi (46%)la verginita’ non e’ un valore importante anche se quattro su dieci dichiarano di non aver avuto ancora un rapporto sessuale completo.
Riguardo agli ideali il 38% ammette di non essere disposto a rischiare la vita per un qualsiasi fine, mentre la disaffezione per la politica riguarda la meta’ di essi (48%), che in caso di elezioni non saprebbero proprio per chi votare (35%); unica personalita’ ben vista e’ il Presidente Mattarella stimato dal 53% dei teen ager, graduatoria che vede Matteo Renzi e Matteo Salvini appaiati con il 21% delle preferenze e Berlusconi con appena il 18%. La predilezione per Mattarella e’ dovuta all’immagine di uomo delle Istituzioni integerrimo, che ha fatto della moralita’ e della rettitudine le sue bandiere.
Le scarse simpatie che suscitano i politici in generale costituiscono la punta dell’iceberg dei mali sociali italici, secondo i giovani: la disonesta’ dei politici e’ votata dal 40%, seguono l’evasione fiscale dei ricchi (15%), l’ignoranza (14%), la crisi economica (al 18%) e l’immigrazione (10%). Per meta’ di essi la societa’ italiana va riformata profondamente. In sintesi i giovani di oggi sono poco motivati alla politica e meno ancora alle battaglie per cause sociali o temi ideali. I ragazzi del 1983si mostravano piu’ ferrati e motivati alle lotte sociali. Se e’ vero che i leader cheispiravano i giovani erano allora capitani d’industria come Gianni Agnelli o carismatici leader sindacali. Dall’attuale sondaggio risulta che oggi Maria De Filippi ha il 40% di share, seguita da Valentino Rossi, Fedez. Gigi Buffon e Pif, cioe’personaggi dello sport e dello spettacolo. Grazie alla potenza dei media e dei social questi riescono a catalizzare l’attenzione e l’aspirazione di gran parte dei giovanissimi. Molti di questi farebbero carte false per diventare calciatori o sfondare nel mondo dello spettacolo, in molti casi spalleggiati da genitori che probabilmente hanno raggiunto la maturita’ solo anagrafica. Quindi il regresso nelle aspirazioni dei nostri ragazzi non e’ colpa loro, ma ancor piu’ dei “grandi”, siano essi educatori o burattinai vari!
Dario Alvino