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Nuova geografia delle Regioni la Campania arriverà a Fiuggi

Le nuove regioni saranno dodici e la Campania dovrebbe proseguire fino a Sabaudia sul mare e a Fiuggi nell'entroterra, ne scompariranno 8

Politica – Riforma della geografia delle Regioni avviata al Senato l’8 ottobre prevede la riduzione delle Regioni italiane, secondo il nuovo modello ne scompaiono 8. Il senatore che ha proposto di ridisegnare la cartina d’Italia è Raffaele Ranucci, imprenditore romano, da due legislature parlamentare del Partito democratico.  Dopo 45 anni dunque potrebbero mutare i confini delle regioni italiane e passare da 20 a 12.  La Regione Alpina sostituirà il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Liguria. Il Triveneto ingloberà il Trentino Alto-Adige, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto. Mentre la Regione Emilia Romagna oltre al territorio attuale sarà estesa alla provincia di Pesaro e Urbino.
L’Appenninica accorperà Toscana e Umbria e la provincia di Viterbo. L’Adriatica unificherà Abruzzo, Marche e parte del Molise e Lazio. La Tirrenica vedrà fondersi Campania e parte del Lazio mentre la Regione del Levante accoglierà Puglia e parte del Molise e della Basilicata. La Calabria e la provincia di Potenza faranno parte del Ponente. Lombardia, Sicilia e Sardegna resteranno invariate, mentre Roma ingloberà solo la sua provincia.

La nuova mappa

A Nord, l’unica amministrazione a rimanere inalterata sarebbe la Lombardia. Al suo fianco, oltre all’Alpina, nascerebbe il Triveneto, unione di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Al centro Italia, l’Emilia guadagnerebbe dalle Marche la provincia di Pesaro e accanto alla già citata Adriatica, nascerebbe l’Appenninica, unione di Toscana, Umbria e provincia di Viterbo. Il Lazio scomparirebbe, diventando un unico grande Distretto di Roma Capitale, lasciando le province meridionali alla neonata regione Tirrenica, insieme alla Campania. Sempre al Sud, la Puglia guadagnerebbe dalla Basilicata – soppressa – la provincia di Matera, trasformandosi in Levante. Mentre la Calabria. Immutate, infine, Sicilia e Sardegna. Il Senato ha discusso e il governo ha accolto l’ordine del giorno, impegnandosi quindi ad scrivere la riforma vera e propria. «Sono venute crescendo, soprattutto al livello delle istituzioni regionali – si legge nel documento approvato – forme di dispersione della pubblica amministrazione con sprechi di denaro pubblico e con forme di inquinamento non controllabili con gli attuali strumenti e sottratte alla stessa autorità regolativa dello Stato centrale».

 

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