Poche settimane fa un brutto episodio all’Istituto Comprensivo “Michele Pironti” di Montoro. Un violento gesto di una madre che ha schiaffeggiato la maestra solo perché non ha riconosciuto giusta la votazione (sufficiente) di suo figlio. Riguardo l’accaduto è arrivata una lettera del D.S e di tutto il personale Docente e Ata dell’ I.C., con cui si condanna ogni forma di violenza verbale e non, sottolineando il ruolo educativo e istituzionale della scuola che opera quotidianamente con amore e dedizione per il bene dei nostri ragazzi, i futuri cittadini di domani:
“La scuola è stata schiaffeggiata, oltraggiata, questo è successo, non importa nella persona di chi, dove, come, quando e perché, un’Istituzione dello Stato è stata, ancora una volta, colpita al cuore. Non dovremmo meravigliarcene nemmeno più di tanto, del resto, considerando quanto tutti gli operatori del settore vengano sempre meno rispettati e considerati nel campo delicatissimo nel quale operano. Negli ambienti dove anche i più piccoli si sentono al sicuro come tra le mura domestiche, si è perpetrato un atto assurdo e ingiustificabile; nelle aule dove si cresce, si apprendono gli strumenti indispensabili per la programmazione del proprio futuro, un colpo di spugna ha cancellato la tradizionale cultura del rispetto del ruolo. Tutti, nella scuola, dai dirigenti al personale ausiliario, accolgono e si occupano delle future generazioni, nell’impegno di trasmettere i valori nazionali, etici, umani; un compito delicato che prevede impegno, attenzione, sensibilità, capacità di ascolto che nessuno insegna,ma che tutti apprendono nell’espletamento di una funzione che, regolata dal solo asettico senso del dovere, produrrebbe automi, massificherebbe i ragazzi impedendo loro di esprimersi nelle singole potenzialità. Più che un lavoro, una missione, talvolta impossibile, cui non tutti sono in grado di accedere, che proprio per i suoi risvolti sensibili, non può esaurirsi con la prassi per l’espletamento di una qualsiasi pratica burocratica. Ora, più che mai, la scuola, compatta, indignata, si rialza ed ha intenzione di rivendicare il suo ruolo fondamentale nella progettazione del futuro del Paese. E va avanti, perché ci crediamo, perché chi ci è affidato aspetta da noi risposte, confronto; ma quante volte la famiglia si rivela inadeguata, chiede aiuto perché non sa affrontare i propri figli, oppure, quante volte offre esempi discutibili, genitori allo sbando, incapaci di scegliere di insegnare ‘ad essere’ più che ad ‘apparire’. Le frustrazioni degli adulti diventano ansie, patologie vere e proprie per i giovani disorientati ed incapaci di leggere in modo critico ed oggettivo la realtà intesa solo come banco di prova della personale forza e capacità di imporsi con ogni mezzo pur di prevalere sull’altro. La scuola, oggi, si ferma attonita condannando qualsiasi forma di violenza, verbale e non, barcolla interdetta, ma non si smuove di un passo e dice no alla violenza, all’omertà, alla bugia, all’egoismo, alla prepotenza a tutte le forme di sopraffazione ed illegalità perché questa è l’etica sottesa al nostro lavoro.”