Home Spettacoli “L’ignoto ideale”: il nuovo singolo degli Ordita Trama

“L’ignoto ideale”: il nuovo singolo degli Ordita Trama

Quando ho visto per la prima volta Carmine Maffei è stato come fare un tuffo negli anni ’90. Si vede, ho pensato, che ama tenere in braccio quella chitarra, prestare la sua voce all’alveare di quel microfono. Insomma, non capita tutti i giorni di guardare una foto e di vederci che “è soddisfatto di ciò che sta facendo”, da ogni pixel. Poi ho approfondito ed ecco che mi si sono schiuse le porte degli Ordita Trama.

Che gruppo, è stata la mia prima reazione. La voce di Maffei è un’isola a metà tra Eddie Vedder e Dave Grohl, da brividi. Gli arrangiamenti riecheggiano la gothic wave dei Cure, l’heavy metal dei Black Sabbath e gli overdrive dei Metallica. Mi piacciono. Affondano radici profonde, gli Ordita Trama. Nascono nel 2008, a Solofra. La storia è di quelle belle: quattro amici di sempre, un giorno decidono di mettersi a suonare insieme. Tutto qua. Già due dischi, “Ordita Trama” e “Basta soltanto resistere” ed ora in uscita il nuovo singolo, “L’ignoto ideale” liberamente ispirato al romanzo “Se mi tornassi questa sera accanto” di Carmen Pellegrino, edito da Giunti.

Come mai “Ordita Trama”? Insomma, oltre alla curiosità del nome: di che “stoffa” siete fatti?

“All’inizio, come capita per quasi tutte le rock band, c’erano un po’ di dubbi sul nome da scegliere. Pensai a “My Secret Garden”, in omaggio al brano dei Depeche Mode, con riferimento anche a “Finestra Segreta – Giardino Segreto”, il racconto di Stephen King, da cui poi fu tratto il magnifico film con Johnny Depp, “Secret Window”. Questo per far intendere una specie di dualità delle nostre vite. Alla fine però, Alfredo D’Angelo (chitarra/prima chitarra) suggerì “Ordita Trama”. Tutti zitti. Come dargli torto? Era troppo fico! Alfredo spiegò che il progetto sarebbe nato attraverso “un ritorno di fiamma di amicizie” che con gli anni si erano allentate. In realtà non c’era nessuna trama da ordire, o meglio, era stato il destino ad ordire una trama nei riguardi di ognuno di noi.”

Cos’è la musica per te?

“La musica, almeno fino all’età di ventisei anni, era la mia ragione di vita. Scrivo canzoni da quando ne avevo quindici. All’epoca trascurai gli studi, alle ragazze non badavo (va be’, manco loro a me se è per questo!), abbandonai per molti anni la passione per la narrativa per dedicarmi anima e corpo soltanto a quello. Restavo chiuso nella mia stanza con la chitarra per ore solo per soddisfare i miei desideri di aspirante compositore. Nei week end poi mi incontravo con gli amici, tra cui Alfredo, e liberavo le mie idee. Tuttavia, in seguito decisi di non perdermi più in troppe illusioni. Quando poco tempo dopo nacquero gli Ordita Trama, continuai sempre con quest’idea, scrivendo canzoni che parlassero proprio del fatto che la ragion d’essere non arriva soltanto attraverso godurie egoistiche ed esibizioniste, ma attraverso la condivisione. Ripiegai su storie d’amore impossibili attraverso i testi che scrivevo. In realtà l’amore impossibile era quello per la mia passione, in continuo contrasto con gli anni che passavano e gli impegni che incombevano. Oggi per me la musica è molto di più: è ascoltare mio figlio, il piccolo Nicola, che canticchia una canzone degli Who.”

Domanda banale, ma interessante: quali sono le vostre ispirazioni? Carmine Maffei e i suoi Ordita Trama che musica hanno sull’ iPod?

“Abbiamo iniziato con chiari riferimenti alla new wave anni ’80, soprattutto al dark. Tutto in inglese. I riferimenti erano i Cure, i Depeche Mode, Porcupine Tree, ma anche A Perfect Circle, i Tool e i nuovissimi White Lies. La lingua italiana è stata introdotta più tardi quando siamo “diventati grandi” e finalmente avevamo qualcosa da dire anche noi. Alcune canzoni che c’hanno ispirato fanno parte del nostro repertorio live, tra cui un brano di Battisti e uno di Rino Gaetano, riproposti in salsa nu metal. Vi fa schifo l’idea? Fossi in voi io ascolterei, prima di tutto.”

Dovessi scegliere un’epoca, in quale preferiresti vivere?

“Vorrei rivivere il periodo della Swinging London. Incontrare David Bowie ancora ragazzino che con un fascio di fogli dell’agenzia di pubblicità per cui lavora s’affanna per le strade di Soho, recarmi al mercato di Kensigton per acquistare camice alla bancarella di Freddie Mercury e Roger Taylor, assistere ai primi concerti di Jimi Hendrix, andare in Lambretta a un raduno dei Mods, dove Peter Townshend si prepara a distruggere la sua Stratocaster, assistere al concerto degli Stones in Hyde Park. Poi farei un salto oltremanica fino a Parigi, solo per fare la corte a Françoise Hardy.”

Come mai “L’ignoto ideale”? Che tasti ha toccato questo romanzo di Carmen Pellegrino, “Se mi tornassi questa sera accanto”, per farvi decidere di scriverci un pezzo?

“Per capire bene il romanzo bisognerebbe innanzitutto parlare della sua autrice. Carmen Pellegrino è stata per me una ventata di aria fresca in quest’ambiente poco salubre che è la terra in cui viviamo, ogni giorno. Grazie a lei, la Treccani ha coniato il termine “abbandonologo”, sarebbe a dire chi si interessa dei luoghi abbandonati e ne studia la storia, riportandone in vita gli avvenimenti ad essi legati. Carmen ha alcune particolarità interessanti: nel tempo libero frequenta i funerali degli sconosciuti, per leggere qualche poesia al defunto; inoltre è solita lasciare in giro per la città o per i luoghi che visita bigliettini di carta con su scritto dei versi, per donare la speranza delle parole a chi in futuro sarà di passaggio. Porta con sé, in borse molto capienti, alcuni oggetti tra cui gli immancabili libri. E poi, il look: abbastanza notturno, molto Siouxie and the Banshees, pieno di drammaticità e speranza allo stesso tempo. Il romanzo “Se mi tornassi questa sera accanto” parla di perdono, riconciliazione, ritorni, riconoscenza delle proprie origini: tutti valori che oggi si stanno perdendo, insieme ai tesori che i piccoli borghi del nostro Paese possono offrirci, dove l’età media si alza sempre più, e dove si rischia il più totale abbandono. “L’ignoto ideale” prende liberamente spunto da “La città dell’Ignoto Ideale”, città arroccata sugli Alburni, figlia dell’immaginazione di Giosuè Pindari, il padre della protagonista. La cosa particolare è che in questa città vige ancora un pensiero politico socialista di stampo ottocentesco, basato sulla forza delle proprie risorse e sui frutti della propria terra dove, tutto rinchiuso in un microcosmo pacifico e basato su ideali di uguaglianza, si istituiscono pensieri più influenti che riguardano innanzitutto il riscatto della povera gente, dei contadini: è il cosiddetto “Socialismo Appenninico.”

Il titolo di questo romanzo è il primo verso di “A mio padre”, poesia di Alfonso Gatto. Quanto c’è di quella poesia, di quelle continue dicotomie tra luce e buio, notte e giorno, alba e ombra ne “L’Ignoto ideale” e negli Ordita Trama?

“I ragazzi della band sono delle perone stupende. Flavio Montervino, Alfredo D’Angelo e Giuseppe Nocito hanno condiviso con me il pensiero di portare avanti un progetto così ambizioso. C’è tutto, ma c’è soprattutto la voglia di esprimersi con una tipologia di approccio, verso chi ci ascolta, mai adottata prima d’ora. L’attenzione nelle parole, prima di tutto. Il romanzo ha come fonte di ispirazione il pensiero del poeta Alfonso Gatto, e noi abbiamo cercato di trasportare in musica l’alternanza degli avvenimenti che si succedono nel romanzo, ancor meglio, quando si parla dei capitoli che più ci hanno interessato.
I passaggi chiave del messaggio che vogliamo trasmettere sono rafforzati da un leggero overdrive della chitarra, mentre le strofe sono costruite per impostare un discorso che venga compreso prima nel testo e solo dopo nella musica che diventa un sottofondo, quasi sussurrata, lasciando all’ascoltatore il tempo di arrivare, con noi, al nostro stesso punto di vista.”

Com’è stato scrivere una canzone partendo da un romanzo? In che modo le pagine scritte possono diventare musica?

“In verità questa è la nostra seconda esperienza in questo senso. Ci era già capitato con “Il giovane Amory” che prende spunto dal romanzo d’esordio di Francis Scott Fitzgerald, compreso nell’album “Basta soltanto resistere”. È un’esperienza senza precedenti, e anche con un buon rodaggio, ogni volta che si ripete porta una nuova sensazione di euforia, quasi un senso d’appartenenza a un’opera che all’improvviso cerca spazio nelle nostre capacità di espressione, figurandoci come i protagonisti, guadagnandoci quasi una “licenza figurativa di responsabilità” nei confronti dell’autore, oltre che della sua opera.”

È in uscita un nuovo album? Che strada pensi potrebbe percorrere? Ci sarà una virata come per gli ultimi due o resterete ancorati al buon vecchio heavy metal?

“Sto pensando a un concept album, come se ne facevano un po’ di anni fa. “L’ignoto ideale” resterebbe la chiave di volta dell’intera opera. Le canzoni dell’album si dovrebbero concentrare, ognuna, sui vari personaggi del romanzo che doneranno il giusto carattere alle canzoni, dalla new wave al metal. Vuol dire che se un tale episodio o un tale personaggio sono particolarmente intrisi di tristezza ci affideremo al dark, mentre se c’è un sorriso da soddisfare ne daremo la conferma e lo sottolineeremo attraverso toni più alti. I ragazzi poi, sono già tutti armati di penna, per donare ognuno il suo prezioso contributo al prossimo progetto.
Ed è per questo che li amo.”

Insomma, interessante questa trama ordita da Maffei. Non è facile districarsi in questo mondo e loro lo stanno facendo con in pugno l’unica arma che hanno a disposizione, e cioè la passione. Passione che muove gli equilibri dell’universo, che fa andare avanti le lancette del tempo rivestendo tutto di quella patina di senso di cui tutte le cose della vita hanno bisogno.

ORDITA TRAMA, segnatevi questo gruppo. Ecco il sito ufficiale, www.orditatrama.com, da ascoltare a volume altissimo, un fiume che ti rompe gli argini dei timpani per farsi spazio direttamente nel cervello, in tutto il corpo.

a cura di Francesco Teselli