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La storia della Cattedrale di Avellino

Dal 1132 ad oggi la storia della chiesa più importante di Avellino

Dedicata all’Assunta, la cattedrale, è il tempio più importante della città e della diocesi di Avellino, in quanto sede della cattedra del vescovo. È situata nel cuore antico della città, nella parte più alta della collina de “La Terra”.

Nel periodo normanno la cattedrale fu fatta costruire dal vescovo Roberto nel 1132, i lavori terminarono nel 1166, sotto il governo del vescovo Guglielmo, il quale la dedicò a San Modestino.

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Più volte danneggiata da vari terremoti e dalle guerre, la costruzione ha subito numerosi restauri ed ampliamenti.

Fino al termine del 1600 era in stile romanico, molto simile al duomo di Caserta medioevale (o vecchia).
Dal 1653 la cattedrale conserva, nella cappella sinistra del transetto, le reliquie dei Santi Patroni Modestino, Fiorentino e Flaviano. Che in quell’anno furono traslate dalla cripta.

Verso il 1700 il vescovo Mons. Francesco Scannagatta fece realizzare i soffitti a cassettone con dipinti di Angelo Michele Ricciardi (1672-1753).
Inoltre, le antiche colonne furono rivestite e trasformate in pilastri di pietra (1705).
Nel 1788 fu realizzata una scalinata d’accesso alla cattedrale con balaustra in marmo bianco ed alabastro in stile tardo barocco.

Nella 1813 fu portato nel Duomo l’altare maggiore dell’antico Eremo camaldolese di Maria Incoronata, presso Summonte, realizzato nel 1667 da Cosimo Fanzago (1591-1678).
Nel 1867 il vescovo Mons. Francesco Gallo iniziò un grande restauro ed ampliamento, realizzato su progetto dell’architetto partenopeo Vincenzo Varriale (attivo XIX sec.), che trasformò la cattedrale da romanica in neoclassica, con numerosi affreschi di un’artista minore dell’Ottocento napoletano Achille Iovine (1820-1900). La facciata è di marmo bianco e grigio, alabastro e basalto, in stile neoclassico, fu progettata dall’architetto Pasquale Cardola (attivo nel XIX sec.) nel 1860 circa.
I lavori terminarono nel 1889 e la cattedrale fu riaperta al culto il primo agosto dello stesso anno.

Nel secolo scorso un importante restauro fu voluto dal vescovo Mons. Pasquale Venezia che iniziò nel 1975 e termino nel 1985, i lavori si prolungarono a causa del terremoto del 23/11/1980. Con questo restauro la cattedrale perse le stupende balaustre in marmo policromo, che adornavano ogni altare laterale e la zona absidale, i due altari laterali del transetto e il medioevale pulpito (tipico delle cattedrali normanne). In occasione di questo restauro furono aggiunti nel transetto un altare moderno in marmo bianco circondato da una serie di sedili in pietra, un ambone con dei frammenti dell’antico pulpito, e un fonte battesimale; oltre ad alcuni affreschi di un’artista avellinese Ovidio De Martino (1936-2003). La cattedrale fu riaperta al culto il 6 ottobre 1985.


Nel 2009 un altro consolidamento interno è stato voluto da Mons. Francesco Marino, attuale vescovo di Avellino. In questo restauro sono stati rimossi gli orrendi sedili in pietra intorno all’altare post-conciliare.

Stefano Orga

Bibliografia essenziale

A.A.V.V. (1966), La cattedrale di Avellino. Nella storia, nel culto, nell’arte, Cava dei Tirreni 1966, Di Mauro, pp. 85.
A.A.V.V. (1985), La cattedrale di Avellino, Cava dei Tirreni 1985, Di Mauro, pp. 167+75.
GAMBINO Nicola (1989), Guida del duomo di Avellino, Avellino 1989, GraficAmodeo, pp. 33.
SICA Riccardo (1981), Le pitture del duomo di Avellino dal XVI al XIX secolo, Napoli 1981, Edizioni Laurenzana, pp. 94+37.
SICA Riccardo (1985), La Cattedrale di Avellino. Guida artistica, Avellino 1985, Il Ponte, pp. 15.

Siti Web

http://www.diocesi.avellino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5&Itemid=121 (articolo di Stefano Orga)

http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=1770