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Il crollo di Genova ci riporta alla caduta del bus sulla A16 del 2013

La tragedia avvenuta a Genova alla vigilia di Ferragosto ha scosso le nostre coscienze e ci ha riportato all’estate di cinque anni fa allorquando il famoso bus dei pellegrini piombo’ giu’ dal viadotto dell’autostrada nell’agro di Monteforte Irpino. Il numero di vittime  fu pesante allora (48 morti) e lo e’ anche oggi (un provvisorio di 39) con l’aggiunta drammatica di trecento famiglie sfollate da risistemare.

Ma se dell’infausto evento di Monteforte si sta dibattendo tuttora nelle aule del Tribunale di Avellino sulla responsabilita’ di Autostrade spa in merito alla scarsa resistenza delle barriere in new jersey (due perizie non sono state sufficienti, si aspettano gli esiti di una terza!), nell’episodio del ponte di Genova, non si hanno dubbi sull’attribuzione delle responsabilita’ del crollo. Se nel caso Monteforte poteva essere azzardata anche la componente dell’errore umano o della scadente tenuta di un pulmann vetusto, questa volta la fatalita’ non trova spazio, ne’alcun margine.

Dalla incessante maratona giornalistica televisiva dal momento del crollo abbiamo ascoltato le piu’ disparate motivazioni ed analisi dell’accaduto. Il ponte Morandi costruito nel 1967 e’ stato definito un’opera d’arte e per questo motivo no sarebbe mai stato messo in discussione. Periodicamente venivano eseguiti interventi di manutenzione, gli ultimi in tempi recenti risultavano rassicuranti. Altri hanno definito il ponte un’opera particolare, complessa che appunto in quanto tale aveva bisogno di attenzione costante e particolareggiata. Abbiamo appurato inoltre che la vita media di un ponte e‘ di cinquant’anni  ed il Morandi, seppur di poco, li aveva superati. E’ stato riferito che la portata del traffico veicolare dell’epoca era modesta rispetto a quella attuale, di molto aumentata sia per la frequenza (il ponte registrava sessantamila transiti al giorno!), sia per il peso. E’ notorio che il trasporto dei mezzi pesanti registra dei carichi sempre piu’ stipati. E qui torna di scottante attualita’la mancata riconversione del trasporto merci su rotaia: se ne parla da anni ma il processo e’ di una lentezza esasperante…

Il Premier Conte ha parlato a botta calda di revoca della licenza ad Autostrade spa. Dopo qualche istante di riflessione il ministro Di Maio, vista l’enormita’ del risarcimento che spetterebbe alla Societa’, concessioni fino al 2040 (circa venti miliardi di euro) ha corretto il tiro con una piu’ fattibile applicazione di sanzioni fino a 150 milioni di euro. Cifre importanti che certo non restituiranno la vita delle vittime ai loro cari che, provenienti da ogni dove e con destinazioni diverse, chi per lavori chi per vacanze non immaginavano che l’attraversamento di quel ponte maledetto sarebbe risultato fatale.

Il responsabile di Autostrade spa Marigliani, intrattenuto ieri sera in collegamento tv fino a tardi, mantenendo una calma glaciale, ha ripetuto che la Societa’ da lui diretta ha adottato tutta la manutenzione necessaria facendo ricorso a operatori

specializzati e riservandosi di approfondire sulle reali cause che hanno causato il crollo improvviso del ponte. Ma di certo qualcosa non ha funzionato: probabilmente gli interventi manutentivi, pur rispettando l’esatta cronologia, non sono stati eseguiti a regola d’arte. Peraltro il tratto ligure e’ il piu’ costoso in assoluto in Italia. Una societa’che incassa tanto per la gestione di un’arteria avra’dei costi elevati ma non puo’ lesinare sugli interventi ad un viadotto di portata eccezionale. Di sicuro c’e’ stato pressapochismo e superficialita’e venir a parlare del ponte Morandi come “opera d’arte” fa rabbia: mica siamo al museo!!! Ad una societa’ viaria si chiede che su un viadotto si circoli in sicurezza, oppure di avere l’accortezza di chiuderlo in  tempo, prima del verificarsi di una tragedia, che purtroppo e’ avvenuta.