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Gli adolescenti non sono i nuovi mostri, la colpa è della società malata

Fatti di cronaca nera, in cui i responsabili sono adolescenti, episodi che mettono in discussione il sistema educativo italiano, genitoriale e scolastico. Le agenzie educative tradizionali hanno fallito, è bastato davvero così poco per sterminare due famiglie? 80 euro? 1000 euro? Uno smartphone nuovo? Bisogna riflettere, capire, agire, non può bastare un niente e due ragazzini decidono di uccidere due genitori e distruggere la vita di altri due?

I giovani di oggi hanno come punto di riferimento non solo le agenzie educative classiche, ma anche e purtroppo i nuovi social media. A cambiare il processo di socializzazione tradizionale è stato l’ingresso del web 2.0: l’immediato, il tutto e subito e la ricerca incontrastata del like per ogni occasione, lo stimolo nuovo dei nuovi social e la ricerca incontrollata e compulsiva dell’approvazione degli altri,attraverso i click, la viralità, la condivisione.

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Non è un mondo nuovo, ma una realtà virtuale che appartiene a tutti noi, un progresso tecnologico che anno dopo anno ha eliminato i confini, diventati sempre più sottili, tanto da confondere troppo spesso i due mondi. Cosa è reale? Cosa è virtuale?

Cosa non funziona nella società di oggi e nel controllo dei minori?

Nel 1990 John Dewey pubblicava “Scuola e Società”, in cui sosteneva che scuola ed educazione sono alla base del progresso economico, civile e politico in particolar modo all’interno di una società democratica. A partire dall’attivismo del novecento si è caratterizzato come il secolo in cui la pedagogia ha rivendicato per la scuola un ruolo preciso che ha modificato la realtà storica, la scuola come comunità che attraverso le proprie scelte autonome realizza una socializzazione in grado di valorizzare l’unicità dell’individuo e il suo contributo alla crescita collettiva.

La collettività e la comunità di riferimento viene sempre più a mancare, genitori costretti a lavorare per ore intere, impegnati a far quadrare i conti. Intanto diventa sempre più difficile seguire i propri figli nella corretta crescita educativa. Cosa è mancato? Il welfare community di riferimento, la comunità cancellata dal progresso tecnocratico e burocratico. La conquista dei diritti universali come quello dell’obbligo scolastico non è bastato, a compensare l’aspetto educativo a cui ogni adulto è tenuto a rispondere ogni giorno al mandato educativo.

Libri interi sulla condizione giovanile, hanno fatto si, che tale transizione fosse diventata quasi una patologia: un disadattamento  educativo, famigliare. un disagio;  attenti a creare uno stigma sociale, quell’etichetta di diversità che annovera l’azione singola deviante alla sua “cattiveria morale”. Dunque non esistono mostri, sono le etichette che lo diventano. L’ambiente, il territorio e le agenzie educative tutte, dinanzi all’aggressività degli atti violenti e criminosi hanno fallito nell’attività di prevenzione e di benessere dei bisogni giovanili.

Allora è facile dichiarare i minori mostri, ma ancora più mostruosa è la società che gli stiamo donando, priva di valori e bisogni affettivi relegati a qualcun altro, spazi troppo distanti colmati dal troppo e artificioso mondo consumistico. “Dare amore e insegnarlo a donare” è la prima base dell’agenzia educativa che si chiamava Comunità, nessuno deve rimanere ultimo, neanche i  “mostri” costruiti dal giornalismo mediatico, del colpevole a tutti i costi.