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Eutanasia, ogni anno 50 italiani chiedono la “dolce morte” all’estero

Decidere di morire deve essere un diritto? Questo è il dubbio che da anni ormai tormenta il nostro paese, un dilemma che crea il dibattito, così come la curiosità Nazionale, solo quando ci sono dei casi mediatici eclatanti. E’ successo con Piergiorgio Welby, successivamente con Eluana Englaro ed infine con dj Fabo. Scegliere di morire talune volte può essere una scelta molto più coraggiosa di quanto egoisticamente si possa pensare, ma quando la scelta non è strettamente personale, ma dipendete da altri, bhè può diventare una vera schiavitù.

Negli ultimi 3 anni sono state 232 le persone che si sono rivolte all’Associazione Luca Coscioni, per richiedere informazioni sul come riuscire ad ottenere l’eutanasia fuori dall’Italia. 115 di esse hanno preso contatto con cliniche Svizzere, così come alcuni malati hanno deciso di cambiare idea. Questi sono i dati rilasciati dal segretario dell’associazione Filomena Gallo.

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Eutanasia, almeno 50 italiani ogni anno chiedono la “dolce morte” in Svizzera e Olanda – Per il presidente dell’Associazione Exit-Italia, Centro studi e documentazione sull’eutanasia, si tratta di numeri in crescita: “In media, sono circa 50 l’anno gli italiani che chiedono e in molti casi ottengono il suicidio assistito in Svizzera”.

LA “DOLCE MORTE” IN SVIZZERA – La legge svizzera sulla “Morte Volontaria Assistita” prevede un preciso protocollo tramite il quale il paziente può arrivare alla “dolce morte”. Come spiega Emilio Coveri a TgCom, infatti, il primo passo è l’attivazione dei contatti con la struttura sul territorio svizzero e l’invio della documentazione medica che attesti la patologia da cui la persona è affetta. Dopo l’accettazione da parte della struttura, è previso un colloquio con il medico che seguirà il paziente fino alla fine e che è tenuto a chiedergli reiteratamente se vuole terminare i propri giorni oppure rimandare. Il paziente può cambiare idea in qualsiasi momento, ricorda Coveri. Se invece si vuol proseguire nell’intento, il medico incontrerà nuovamente il paziente e ripeterà la richiesta se davvero si vuole procedere.“