Confronti televisivi, quella ”sorprendente” educazione grillina.

Una delle prime cose che ci viene insegnata dai nostri genitori e’ quella di rispettare le persone anziane. Chiunque esse siano, anche con idee profondamente diverse dalle nostre. Rispettarle anche se quest’ultime non ci rispettano. E’ difficile, a volte davvero impossibile. Ma e’ in questo che si forgia la nostra essenza. Rispetto per chi ha avuto qualche esperienza in più: rispettare non vuol dire sottomissione. Sono due cose distinte e separate. Il rispetto della non condivisione, non sta a significare restare impassibili di fronte a idee che non si condividono. Sono i modi con cui si controbatte che diventano essenza della nostra educazione.

Il confronto di idee e riflessioni, in politica sono alla base di tutto. Senza confronto non esisterebbe la politica, e più nello specifico la democrazia stessa. E’ indubbio che in periodo di campagna elettorale per le elezioni referendarie del 4 Dicembre prossimo, ci siano dei confronti televisivi, anche aspri, che sostengano le ragioni antitetiche del Si e del No. Renzi contro De Mita, Di Battista contro Scalfari. Non e’ una sfida a pugilato ,tantomeno una corsa sui centro metri piani. Sono, molto più semplicmnte, dei confronti tra sostenitori di idee differenti. Perché il fulcro di tutto questo pezzo e’ proprio questo: non il confutare l’idea stessa, che può essere condivisibile o meno, ma il modo di contrapporsi a chi ne ha una diversa dalla nostra.

Il confronto tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e l’ex Presidente della Consiglio Ciriaco De Mita, ha messo in evidenza l’arroganza e, a tratti, poca educazione del primo nei confronti del secondo. Evidentemente su idee completamente differente, Renzi non ha perso occasione per entrare nel merito di questioni politiche demitiane che poco avevano a che vedere con il tema trattato. Qualche coppo basso e’ concesso, il dibattito politico e’ così. Ma il rispetto verso De Mita sarebbe dovuto essere prerogativa del dibattito stesso. Così, evidentemente, non e’ stato. Altro confronto che nei giorni scorsi ha interessato il panorama televisivo italiano e’ quello tra il direttore e fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari e il parlamentare del M5S Alessandro Di Battista. Il motivo del contendere sempre lo stesso: Referendum Costituzionale. Il primo su posizioni poco chiare, indeciso tra il Si e il No in base alla modifica eventuale della legge elettorale. Il secondo evidentemente per il No. Per essere vergine nei confronti televisivi con grillini, il direttore di Repubblica è andato giù con offese che hanno rasentando, per alcuni tratti, il limite del dibattito.

E non parliamo nel merito delle questioni, perché anche l’ affermazione che Renzi ‘’deve abolire il ballottaggio perché altrimenti si rischia che il M5S vada al governo’’ sembra piuttosto azzardata. Non perché non condivida la sostanza dell’eventuale abolizione del ballottaggio, ma perché la motivazione che la sostiene, sembra da democrazia molto schiarita. E allontanarsi da tutto ciò che comporta avere una democrazia, in qualsiasi Paese civile, potrebbe essere un vero pericolo. Messe da parte considerazioni personali, alcune affermazioni di Scalfari, valutata anche l’attenuante anagrafica, sembrano davvero rasentare il limite del rispetto della non condivisione. ‘’Siete la politica che ha un risvolto comico. Il M5S fa discorsi completamente privi di senso’’ affermazioni integrate da quell’ aria di supponenza e superiorità etica, culturale e morale tipica dei già comunisti. Sorprende però, positivamente, la calma del parlamentare grillino Di Battista.

Nelle sue dirette sui social network o nei suoi interventi in Parlamento sembra avere un piccolo demone perennemente incorporato. Dalla Gruber mai una parola fuori posto, anche quando sarebbe stato il caso, sorriso sempre stampato sulle labbra. Non era facile, considerando l’arroganza di Scalfari. Nulla a che vedere con la supponenza e presunta superiorità morale di Matteo Renzi. Lo stesso De Mita avrebbe forse preferito confrontarsi con Di Battista. Con idee differenti, il confronto ne avrebbe guadagnato in educazione. Proprio quella educazione che ci viene inculcata ancor prima che si inizi a proferir parola. Questa successione temporale non e’ affatto un caso.