Comune di Avellino, il problema è più politico che tecnico

Il malore del sindaco Foti, costretto ad un ricovero d’urgenza al reparto di Cardiologia dell’ospedale Moscati ritarderà necessariamente la risoluzione dei problemi in cui si dibatte il PD cittadino e con esso l’Amministrazione. Per fortuna l’intervento alle coronarie del primo cittadino e’ riuscito, egli sta bene e potrà superare felicemente il momento no che sta vivendo.Tornando ai conti del Comune, dobbiamo registrare la sensibile diminuzione del disavanzo, che e’ passato dal novembre 2015 ad oggi da meno 21 a  meno 15 milioni di euro. Cio’ significa che l’Ente non rischia il fallimento in quanto non e’ piu’ strutturalmente deficitario. Ed alla vigilia della presentazione dei bilanci previsionali, per il Comune questa e’ una buona notizia. Ma l’opera va completata con il recupero di evasione di circa dieci milioni, di cui 3 milioni di Imu e7,5 milioni di Tarsu-Tares da parte di grandi enti cittadini. E’ stato intanto sottoscritto un accordo con l’Azienda Ospedaliera per il recupero di circa due milioni di euro di tassa sui rifiuti non pagata. Mentre il Comune perde  definitivamente l’entrata riguardo ai servizi indivisibili sulla casa, tassa abbinata alla prima casa, abolita con legge dello stato.I due Enti critici per l’Amministrazione sono la municipalizzata Azienda Citta’ Servizi ed il Teatro Gesualdo il cui bilancio e’ finito nel mirino della Corte dei Conti per la spesa di 153mila euro, che richiede charimenti.Mentre per la Global Service (ACS), in cui c’e’ stata la nomina del nuovo commissario nella persona di Giovanni Greco, si registra una perdita di esercizio per circa 800mila euro. Di questa situazione si sta occupando la Corte dei Conti.La giunta Foti e’ allarmata per le due procedure di accertamento dal cui esito dipendera’ in buona parte il destino politico di un’amministrazione, che ‘e tacciata di approssimazione e di mancato controllo sui due organismi.Sul fronte politico, c’e’ una componente propensa all’apertura di governo all’opposizione auspicata dall’asse Pd-Udc. Tale corrente, costituita da 11 consiglieri (tra cui Giuseppe Giacobbe, Ida Grella, Enza Ambrosone, Silvia Amodeo, Livio Petitto, Gerardo Melillo), che in assenza di risposta  minacciano le dimissioni di massa).Un governo delle larghe intese sarebbe invece avallato dalla corrente dameliana (i cosiddetti riformisti) come una scappatoia dalla crisi. Inflessibile invece la posizione di Gianluca Festa che, alla testa dei dissidenti, mira dritto alle elezioni anticipate.