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Suicidi in Carcere: ancora dati allarmanti

Suicidi  in carcere – Da uno studio pubblicato dal Centro Studi di Ristretti Orizzonti sulle carceri in Italia dal 2000 al 2014 in Italia sono stati registrati 842 casi di suicidi di cui 41 nell’anno 2014. Mentre dal 2000 al 2014 ci sono stati 2.366 morti dato aggiornato al 26 dicembre 2014. Oggi più che mai la Riforma della Giustizia appare alquanto necessaria e prioritaria per migliorare il sovraffollamento degli istituti penitenziari. Il tasso di suicidio aumenta negli istituti dove le condizioni di vita sono meno vantaggiose, in strutture particolarmente fatiscenti, con poche attività trattamentali , con una scarsa presenza del volontariato.
Si pratica scarsa attenzione alla prevenzione non c’è nessuna attenzione al vivere “normalmente”, per chi è entrato e uscito troppe volte dal carcere e si sente condannato (anche in libertà) ad una vita ai margini, di solitudine, di sofferenza fisica e psicologica.
Si pone poca attenzione alla qualità della pena , il carcere non riesce a svolgere la funzione rieducativa che la Costituzione gli assegna perché è sovraffollato e sotto organico. Dove c’è una direzione intelligente, una scuola attenta, un volontariato dotato d’inventiva, il tempo della pena può essere riempito costruttivamente, in qualsiasi istituto. Il tentativo di suicidio viene punito con un provvedimento disciplinare, in base all’articolo 77 del Regolamento penitenziario l’infrazione disciplinare comporta la perdita dello sconto di pena per la buona condotta (liberazione anticipata), nonostante il codice penale non consideri reato il tentativo di suicidio. Baechler fornisce un utile supporto per comprendere i significati del suicidio carcerario. Secondo l’autore esistono almeno otto differenti possibili significati del gesto suicida, che riassumono i punti salienti delle principali teorie psicoanalitiche sull’argomento:
• Il significato di fuga. Il soggetto, attentando alla propria vita, cerca di fuggire da una situazione sentita come insopportabile.
• Il significato di lutto. Il soggetto attenta alla propria vita in conseguenza della perdita (reale o immaginata) di un effettivo elemento della sua personalità o dell’ambiente che lo circonda.
• Il significato di castigo. Il soggetto attenta alla propria vita per espiare un errore o una colpa, reali o immaginari.
• Il significato di delitto. Il soggetto attenta alla propria vita per trascinare con sé, nella morte, un’altra persona.
• Il significato di vendetta. Il soggetto attenta alla proprie vita, sia per provocare il rimorso altrui, sia per infliggere all’altro l’infamia della comunità.
• Il significato di richiesta e ricatto. Il soggetto attenta alla propria vita per fare pressione sull’altro, ricattandolo.
• Il significato di sacrificio e passaggio. Il soggetto attenta alla propria vita per raggiungere un valore o una condizione giudicata superiore.
• Il significato di ordalia e gioco. il soggetto attenta alla propria vita per mettere in gioco se stesso, e organizza una sorta di sfida al destino, in modo da poter rimettere la scelta tra la propria vita o la morte ad un’entità metafisica
La liberazione non è la libertà; si esce dal carcere ma non dalla condanna, rivedere i percorsi rieducativi e gli stereotipi al fine di ridurre la tensione dei condannati in un ottica di riconoscimento dei diritti umani.

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