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    Autismo : tra paure, ombre e speranze

    Autismo,tra paure, ombre e speranze – Quante volte, per chi ha avuto modo di relazionarsi con un bambino  autistico  si è ricercato dentro di sé dei  pensieri che  aiutassero a capire, che guidassero verso le sue vere esigenze, le attitudini, gli interessi. Quante volte abbiamo provato come insegnanti , interlocutori  ad aggrapparci ad un giocattolo, ma abbiamo compreso che non era quello di cui aveva veramente  bisogno. Scontato ricordare che chi lavora con bambini autistici  spesso non  può improvvisare né ledere ed ingolfare una comunicazione già difficile ma lavorare affinchè sia possibile l’inclusione e l’integrazione e ricordare che, anche se invisibili, ci sono delle cause, diverse, che dobbiamo cercare si comprendere.

    L’autismo è una sindrome neurobiologica, una neuro-diversità  che di solito compare entro i primi tre anni di vita, ha un’incidenza pari all’uno per mille della popolazione con un rapporto di uno a quattro tra maschi  e femmine, è un disordine neuropsichico che compromette il funzionamento  cerebrale, al punto da determinare gravi problemi nella capacità di comunicare,  di entrare in relazione con altre persone di adattarsi adeguatamente all’ambiente.  Nonostante vi siano caratteristiche comuni nei bambini autistici non ne esiste nessuno identico all’altro, alcuni possono essere particolarmente brillanti su un determinato argomento, particolarmente integrati,  altri chiusi e scontrosi. L’autismo  prevede un ampio spettro di manifestazioni cliniche, tant’è che oggi è più corretto parlare di disturbi dello spettro autistico. Le sue caratteristiche principali sono tre, rifacendoci alla definizione  del DSM IV TR la: COMPROMISSIONE CAPACITA’ INTERAZIONE SOCIALE, COMPROMISSIONE CAPACITA’ COMUNICAZIONE, IINTERESSE  VERSO  ATTIVITA’ RIPETITIVE E STEREOTIPATE. )

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    Le conseguenze  pagate in primis dai bambini ,  ma vittime di questo mondo fatto di luci ed ombre  sono anche e soprattutto i genitori, che chiedono si essere ascoltati e spesso salvati da un’inutile senso di colpa. Non entriamo nel merito perchè non è questa la sede adeguata, ma diciamo che in base alle esperienze professionali , sempre più si è assistito alla disperazione di famiglie massacrate, ed è proprio per loro che molto spesso gli esperti chiedono aiuto e sostegno, ricordando che solo affrontando in maniera sana il percorso da intraprendere  si può davvero rendere il più semplice possibile la vita dei propri figli, la famiglia prima di tutto, qualunque sia il percorso a cui  sottoporsi, dopo una diagnosi  tempestiva , i genitori saranno i primi terapeuti ed insegnanti.

    Ciò che invece va sottolineato e rimarcato è l’inadeguatezza delle nostre risposte sia come esperti che come interlocutori rispetto alla loro comunicazione deficitaria, il più delle volte nelle storie di autismo che leggiamo viene fuori esattamente questo, il bisogno di essere ascoltati in maniera diversa, con tempi e modalità non nostre ma loro. Federico, ragazzo autistico vent’enne, diventa per molti un esempio, scrive un libro in cui racconta se’ stesso, i suoi genitori, le terapie, la fatica fatta per riuscire a comunicare attraverso la scrittura la sua vita, Federico  crea un ponte, un anello che congiunge la sua vita a quella della società “neuro- tipica”, così la definisce, poco attenta  ai bisogni e alle esigenze degli altri, distratta e distante, Federico ci ricorda che tra dieci anni ne avrà trenta e passerà il suo tempo ad aiutare bambini che dovranno imparare a parlare.

     

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