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Assistenti sociali e ultime aggressioni. E’ tempo che il governo ridisegni il nuovo welfare

Aggressioni e intimidazioni sono questi gli atti vili che subiscono gli assistenti sociali impegnati nei servizi sociali professionali, una professione sempre più a rischio.  Tanta deve essere la solidarietà per il professionista colpito in questa vicenda.  E’ da molto tempo che oramai,  la professione degli assistenti sociali è diventata “bersaglio” dei tanti utenti vittime, di un sistema politico basato su welfare fallimentare.

I servizi sociali, sono fermi  su un piano inclinato vizioso, pian piano perdono risorse, a cui si aggiunge una  deprivazione sociale,  e una scarsa autonomia professionale,  vittima di una spirale pericolosa di un sistema capitalistico finanziario.  I servizi sociali sono ridotti all’osso, molti di essi sono delegati  al privato a discapito della qualità e dell’esigibilità.

Formule d’inclusione come il nuovo sistema Rei, rischiano di diventare appannaggio di pochi a svantaggio di famiglie,  che rivendicano “autonomia”  e non assistenzialismo.

Fatti di cronaca così pesantemente raccontati nelle ultime ore, dovrebbero aprire in capo al Governo una vera e propria rivoluzione sociale;  l’ultima normativa nazionale risale alla legge 328/2000, da allora il sistema di welfare,  ha subito trasformazioni  esorbitanti, per non parlare dei nuovi bisogni che non trovano soluzione,  in una società divenuta INDIVIDUALISTA al sfavore della solidarietà di comunità

Nuove povertà e nuove dipendenze hanno stravolto il vecchio paradigma sociale, andrebbe rivisitato nelle varie aree d’ indagini, ricerca e nuove proposte  di politiche sociali.

Il lavoro è dignità, un professionista non può e non deve rischiare la vita, per il semplice motivo di aver adempiuto  a un ruolo organizzativo, di una macchina burocratica:“sempre più lontana nei tempi di risposta per i cittadini utenti, sia in termini di efficacia che di efficienza”.

I servizi sociali, sono stati svuotati dell’autonomia professionale,  ma chi ha il compito di rilanciare una professione sociale, in trincea tra i diritti del cittadino e i tagli ai bilanci?

“Trovare il vero carnefice di queste tristi vicende umane, in cui l’aggressività proiettata dell’utente e solo la punta di un icerberg, del fallimento delle politiche sociali attuali, è il vero paradosso su cui riflettere. L’assistente sociale nasce come figura dell’aiuto, una missione molto ardua in tempi così veloci e pochi attenti alla persona che vive un dramma reale e immateriale”.

Anna Ansalone