Home Salute Scoperta la capsula che protegge il cervello e può curare l’Alzheimer

Scoperta la capsula che protegge il cervello e può curare l’Alzheimer

La scoperta – Proteggere e ripulire il cervello da molecole potenzialmente nocive e quindi prevenire l’Alzheimer, grazie ad una capsula. Un gruppo di ricercatori svizzeri ha creato una capsula millimetrica, contenente cellule geneticamente modificate, capaci di condizionare positivamente il progredire della malattia. La capsula viene impiantata sottopelle, e rilascia in modo graduale e controllato anticorpi, circolando nel sangue, raggiungono il cervello, fino a distruggere gli accumuli di molecole tossiche ritenute responsabili della demenza di Alzheimer, ovvero i frammenti di beta-amiloidi.La medicina negli ultimi anni ha avuto una evoluzione incredibile, stravolgendo il modo di curare le patologie gravi, grazie anche al continuo sviluppo tecnologico, ad oggi, sono possibili interventi che solo fino a 10 anni fa erano fantascienza. Malattie che nel passato erano considerate imbattibili, anno dopo anno per quanto restino sempre drammatiche, iniziano ad essere scalfite.

Alzheimer creata la capsula che può combattere la malattia: elimina molecole tossiche

Lo studio

La capsula, ha un diametro di pochi millimetri e costituita principalmente da materiale biocompatibile, contiene cellule modificate geneticamente, predisposte principalmente al rilascio di un flusso costante e lento di anticorpi che agiscono appositamente per annientare la proteina beta-amiloide. Lo studio, che apre nuovi orizzonti nella lotta alla malattia, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Brain.

I test sui topi

I ricercatori svizzeri hanno sperimentato la capsula su topi da laboratorio, predisposti alla malattia, impiantando il “bozzolo” sottopelle e monitorando il suo funzionamento nell’arco di circa 39 settimane. Terminato il periodo di monitoraggio, i risultati sono stati impressionanti, i ricercatori hanno osservato come nel cervello malato del topo, si fosse notevolmente ridotta la concentrazione della proteina beta-amiloide e delle altre molecole dannose, “bloccando”, di fatto, il progredire dell’Alzheimer.

 

Alzheimer (cenni)

La malattia di Alzheimer-Perusini, detta anche morbo di Alzheimer, demenza presenile di tipo Alzheimer, demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer o semplicemente Alzheimer, è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio prevalentemente in età presenile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente). Si stima che circa il 60-70% dei casi di demenza sia dovuta a Alzheimer disease (AD).

Il sintomo precoce più comune è la difficoltà nel ricordare eventi recenti. Con l’avanzare dell’età possiamo avere sintomi come: afasia, disorientamento, cambiamenti repentini di umore, depressione, incapacità di prendersi cura di sé, problemi nel comportamento. Ciò porta il soggetto inevitabilmente a isolarsi nei confronti della società e della famiglia. A poco a poco, le capacità mentali basilari vengono perse. Anche se la velocità di progressione può variare, l’aspettativa media di vita dopo la diagnosi è dai tre ai nove anni.

La malattia di Alzheimer è definibile come un processo degenerativo che pregiudica progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale e provocandone alla fine la morte. In Italiane soffrono circa 492 000 persone e 26,6 milioni nel mondo secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, Stati Uniti, con una netta prevalenza di donne (presumibilmente per via della maggior vita media delle donne rispetto agli uomini).

Definita anche “demenza di Alzheimer”, viene appunto catalogata tra le demenze, essendo un deterioramento cognitivo cronico progressivo. Tra tutte le demenze quella di Alzheimer è la più comune, rappresentando, a seconda della casistica, l’80-85% di tutti i casi di demenza.

A livello epidemiologico, tranne che in rare forme genetiche familiari “early-onset” (cioè con esordio giovanile), il fattore maggiormente correlato all’incidenza della patologia è l’età. Molto rara sotto i 65 anni, la sua incidenza aumenta progressivamente con l’aumentare dell’età, per raggiungere una diffusione significativa nella popolazione oltre gli 85 anni.

Da rilevazioni europee, nella popolazione generale l’incidenza (cioè il numero di nuovi casi all’anno) è di 2,5 casi ogni 1 000 persone per la fascia di età tra i 65 e i 69 anni; sale a 9 casi su 1 000 persone tra i 75 e i 79 anni, e a 40,2 casi su 1 000 persone tra gli 85 e gli 89 anni.


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