Alto Calore e Gesesa: i sindaci propensi alla fusione ma con patto di gestione cristallina.

acqua_pubblica

L’A.C.S. (Alto calore Servizi) ha una situazione debitoria di 120 milioni per cui la soluzione pubblico-privato che scaturirebbe dalla fusione tar ACS e Gesesa appare inevitabile. Sela gestione fosse esclusivamentepubblica significherebbe che i Comuni si accollerebbero oltre al passivo sempre crescente, anche la ricapitalizzazione per un’ulteriore spesa di 27 milioni; cifra occorrente a quegli investimenti necessari alla ristrutturazione delle condotte obsolete. Per fare un esempio concreto il Comune di Avellino dovrebbe sborsare da subito 2,7 milioni di euro in ragione del 10% di quota di partecipazione. E l’Ente cittadino non dispone di tale cifra. Sforzo finanziario che ovviamente non puo’ affrontare da sola la ACS ma che potrebbe essere garantito dalla compartecipazione con la societa’sannitaGesesa,che e’ inglobata al 60% dal Gruppo Acea (grossa societa’a carattere pubblico/privato). A codesta societa’ le banche, in virtu’ della consistenza patrimoniale, aprirebbero consistenti linee di credito. Pertanto la soluzione pubblico-privato della compartecipazione ACS-Gesesa sembra quasi una via obbligata alla risoluzione dl problema della gestione idrica.
Il piano Gesesa, a dire dell’amministratore delegato Piero Ferrari,offre salvaguardia dei livelli occupazionali di entrambe le societa’ e ristrutturazione del debito con gestione fino al 2022. La societa’ attraverso un piano industriale decennale sarebbe in grado di effettuare quegli interventi strutturali per alleviare ed efficientare le falle che il sistema idrico attuale presenta in diversi comuni.
Questo progettosara’ancora discusso ed esaminato dai Sindaci e portera’probabilmente ad una soluzione conclusiva entro l’anno.In via di principio la maggioranza politica propenderebbe auna gestione tutta pubblica dell’acqua ma la nuova Legge Regionale che impone una strategia comune tra Irpinia e Sannio e la situazione debitoria dell’Alto Calore convincono ad optare per la soluzione a capitale misto pubblico/privato. Del resto se i Comuni si devono caricare di spese eccessive che possano incidere sul welfare o pesare ulteriormente sulle tasche dei cittadini riguardo alle utenze idriche, e’piu’ saggio che appoggino la fusione alternativa, pur continuando a vigilare sulla correttezza della nascente gestione.

A questo proposito nel dibattito tenutosi in Consiglio Comunale sulla riorganizzazione della gestione idrica, il consigliere Salvatore Cucciniello oltre a sottolineare l’importanza della gestione diun bene di pubblica utilita’ come l’acqua chiedeva di far luce sulla situazione debitoria (come si e’ giunti ai 120 milioni di passivo?) e di inviare, se necessario, i bilanci dell’Ente all’Anac (Autorita’ Nazionale Anti Corruzione) presieduta da Cantone nell’interesse di tutti per una prosecuzione piu’ serena dell’affidamento e della riconferma di certi ruoli chiave. Lello De Stefano, presidente dell’Alto Calore, dal canto suo, ha tenuto a precisare che “anche se il conto economico e’in attivo di 158mila euro esso non va confuso con lo stato patrimoniale dell’ente che ‘in debito di 118 milioni, passivo che e’ destinato ad aumentare a causa di un decreto ingiuntivo di 18 milioni da parte di Eni ed altri da societa’ quali Enel, ABC e Acquedotto Pugliese”.
Dario Alvino