Home Economia & Lavoro Aldo Moro e la sua visione della società, dello Stato e dell’Europa

Aldo Moro e la sua visione della società, dello Stato e dell’Europa

Ricordare oggi Aldo Moro è un compito bello e al tempo stesso molto impegnativo, perché la figura di Aldo Moro è infatti centrale in tutta la storia dell’Italia Repubblicana, infatti la vita di Moro ha finito per intrecciarsi con la storia più bella del nostro paese che va dalla fine della seconda guerra mondiale e quindi la nascita della Repubblica al rapimento avvenuto in via Fani il 16 marzo del 1978 e al ritrovamento del corpo senza vita di Moro il 9 maggio dello stesso anno in via Caetani.

Oggi è quasi un dovere ricordare l’impegno di Moro, da cattolico, da giurista, da politico, da grande e immenso uomo delle Istituzioni. Moro è stato decisivo per la nascita e il consolidamento del processo democratico e di pacificazione nel nostro paese, egli fu anche un convinto sostenitore del sogno europeo, vide nell’Europa uno spazio di pace, di prosperità, di allargamento dei diritti, per Moro l’Europa era uno strumento per costruire e consolidare i concetti di solidarietà sociale e giustizia tra i i popoli.

L’Europa quale luogo di costruzione della sicurezza internazionale, dove gli aneliti di libertà e di giustizia sociali propri dell’uomo, si sarebbero dovuti affermare e radicare, secondo Moro, nella comune aspirazione dei popoli europei e non solo. Moro e la sua visione della società e dello Stato La visione fortemente cristiana e democratica della società e il suo progetto di una Stato pluralista e centrato sulla attuazione dei principi e dei diritti fondamentali della persona umana vista nella sua dimensione sociale e relazionale, hanno accompagnato lo statista democratico cristiano per tutta una vita.

Moro pensava ad uno Stato Di Popolo, ad uno Stato Umanistico, basato sul pluralismo e sul rispetto della legge, nel quale la persona e le formazioni sociali contribuivano allo sviluppo e alla crescita della Repubblica, ecco perché il suo pensiero e le sue riflessioni , sempre acute e pensose, come li ebbe e definire Giuseppe Dossetti ( che fu un maestro per Moro) costituiscono per noi tutti, un fantastico, meraviglioso, e ancora profondamente attuale lascito di idee ancora attualissime, specie in una fase storica come questa, nella quale, i valori della solidarietà cristiana, della fratellanza e della giustizia sociale stanno perdendo consistenza e importanza, ecco perché anche oggi è importante rileggere e capire meglio l’impegno di Aldo Moro, partendo da un concetto chiave che ha guidato tutta la sua vita, quello della piena realizzazione del democrazia, quale principio cardine della nuova stagione repubblica e del nuovo stato sociale di diritto, la democrazia per Moro si sarebbe dovuta sempre nutrire degli ideali della libertà e della giustizia sociale.

Moro parlava di democrazia in senso politico, in senso sociale e in senso largamente umano, concetto di democrazia strettamente connesso a quello di libertà in senso sostanziale. Per Moro la libertà doveva essere difesa e promossa nei suoi ambiti essenziali, perché la libertà veniva affermata come argine insuperabile contro ogni forma di violenza, e quindi contro ogni forma di totalitarismo, e il cosiddetto metodo della libertà, espressione coniata dai cattolici presenti nella assemblea costituente, doveva divenire il segno di riconoscimento dell’antifascismo cattolico e la garanzia per la partecipazione popolare e di massa alla costruzione di un regime democratico e pluralista, dove veniva sancita l’immediata preminenza dell’individuo sociale come soggetto dei diritti di libertà che sociali.

Per Moro uno Stato poteva dirsi effettivamente democratico, se avesse in primo luogo tutelato i diritti della persona e le libertà fondamentali dei cittadini stessi favorendo la creazione di quelle formazioni sociali, a partire dalla famiglia, dalle associazioni, dagli stessi partititi popolari e di massa, che venivano considerate da Moro quali luoghi fondamentali per lo sviluppo integrale delle capacità, attitudini e inclinazioni dei cittadini, nell’ambito di una società pluralista e solidarista, dove veniva prima la persona umana e poi Lo Stato in quanto potere supremo, è con Moro, che si afferma, nell’ambito della assemblea costituente il principio basilare della anteriorità della persona umana e e delle comunità intermedie rispetto alle Istituzioni statale, con l’avvento della costituzione repubblicana esiste una Stato in funzione della persona e non il viceversa, esiste una Stato sociale di diritto in funzione della realizzazione degli interessi e degli obbiettivi della persona, persona intesa appunto quale persona sociale, perché per Moro era fondamentale la partecipazione del singolo cittadino alla vita democratica del paese, Moro nei suoi tanti discorsi parlerà sempre di come il vero compito dello Stato si sostanziasse nel garantire la piena partecipazione dei cittadini, affianco ad un altro compito primario che era quello di garantire la piena dignità della persona umana, perché il vero compito di una Stato, effettivamente democratico basato sul rispetto e sulla piena attuazione del principio dell’uguaglianza sostanziale, era quello del potenziamento e dello sviluppo integrale della persona umana, tutelandone in ogni ambito la dignità, libertà fondamentali e i diritti inerenti la persona umana, dove lo Stato si poneva come realizzatore del concetto di bene comune – inteso quale bene di tutto il popolo, e dove la persona umana era intesa come principio e fine dell’esperienza giuridica.

Tutto questo si poteva compiere e realizzare, per Moro, attraverso la eliminazione del monopolio statale dei diritti che coincideva con la assoluta sovranità dello Stato e con la conseguente affermazione sul piano normativo e amministrativo dei diritti personali e comunitari propri di una democrazia matura – come la definiva Moro. Moro e la Costituzione. Aldo Moro è stato sopratutto un padre della nostra costituzione , per Moro la Costituzione era innanzitutto un patto tra lo Stato e la società , quel testo avrebbe dovuto rappresentare un solido fondamento della nostra convivenza civile , in essa gli italiani avrebbero dovuto riconoscersi e ritrovarsi.

L’approvazione della Carta doveva prefigurare per Moro una nuova società ispirata all’uguaglianza sostanziale e alla solidarietà sociale , ripristinando la democrazia e le libertà , la giustizia sociale calpestate dal ventennio fascista . Moro esalta il valore storico e giuridico della Costituzione , per Moro la Costituzione è sopratutto un documento giuridico , attraverso il quale stabilire i diritti dei cittadini e disciplinare l’organizzazione dello Stato . La Costituzione fu definita da Moro come una Formula di convivenza civile nella quali veniva inclusi e cristallizzati i valori dominanti della civiltà del nostro paese , uno strumento efficace di convivenza democratica , perché con la Costituzione si andava a costruire la nuova casa degli italiani , nelle quale ritrovarsi e riconoscerci come cittadini di una medesima nazione unita attorno a valori e principi comuni.

Per Moro la Costituzione doveva avere una precisa ideologia comune , ovvero sia doveva essere non solo Afascista ma sopratutto antifascista , perché il compito primario della Costituzione era appunto quello di ridare a tutti gli uomini la dignità di uomo , garantendo a ciascuna persona la pienezza dei diritti sociali, di libertà e politica , e la piena partecipazione delle classi lavoratrice alla vita organizzazione della vita sociale, culturale e politica del paese , perseguendo sempre , in primo luogo la realizzazione dell’uguale dignità di tutti gli esseri umani e dunque , per Moro dunque uno Stato retto da una Costituzione può’ dirsi effettivamente democratico quando si pone al servizio dell’uomo ed ha come fine supremo la dignità, l’autonomia , la libertà della persona umana che la Costituzione è chiamata a tutelare.

La persona , secondo Moro , merita una tutela sopratutto all’interno delle formazioni sociali nella quale la persona umana liberalmente si svolge e nella quale integra la sua personalità , perché , secondo il pensiero moroteo i diritti di libertà e di autonomia sono riconosciuti alla persona , non in quanto individuo isolato nel suo egoismo e nel chiuso del suo mondo, ma alla persona – sociale pienamente immersa nella vita associata. Per Moro le formazioni sociali sono espressione della libertà delle persone , sono espressione dei diritti essenziali dell’uomo , sono luoghi fondamentali nei quali si svolge la dignità e la libertà dell’uomo in quanto tale , ecco perché è compito precipuo di una Stato sociale di diritto riconoscere e garantire i diritti dell’uomo associato secondo la libera vocazione sociale della persona – sosteneva Moro.

Infatti se oggi rileggessimo gli articoli 2 e 3 della Costituzione ( quella è la voce di Aldo Moro che ci parla ancora ) , e in merito ai principi e ai diritti fondamentali , Moro affermò , durante i lavori della Costituente , che i diritti dovevano essere riconosciuti e non concessi, perché la concessione presupponeva l’avocazione da parte dello Stato come avvenne in occasione della vigenza dello Statuto Albertino, mentre invece nella nuova realtà democratica e repubblicana i diritti della persona venivano consideratati come diritti innati che nascevano con la persona stessa, e che presistevano alle strutture dello Stato.

In conclusione possiamo affermare, anche analizzando in periodo politico e culturale del paese, come la nostra nazione avrebbe bisogno di politici come Moro , avrebbe bisogno del suo carisma, della sua moderazione , della sua attenzione verso le classi meno fortunate del paese del suo rispetto verso gli avversari . L’Italia avrebbe bisogno del recupero del concetto di politica come servizio , passione e ascolto delle persone e appunto come strumento per aiutare il prossimo a crescere per realizzare nello spirito solidarietà il concetto di bene comune