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Adozione internazionale famiglie senza figli

Adozione internazionale da due anni l’arrivo 48 famiglie attendono l’arrivo dei loro figli dalla Repubblica Democratica del Congo.

Di seguito la lettera aperta delle 48 famiglie che hanno fatto richiesta di adozione internazionale

Egregio Direttore (fonte www.aibi.it)

siamo 48 genitori che attendono da due anni di poter abbracciare i loro figli nella Repubblica Democratica del Congo. Per adottare i nostri bambini abbiamo percorso passo dopo passo il preciso iter legale Italiano e Congolese.

Come è ben noto a tutti, le leggi in materia di adozione sono ferree e l’Italia è un paese dove le prassi vengono seguite, giustamente, con attenzione, senza sottovalutare nulla. I nostri bambini sono stati decretati nostri figli per sentenza giudiziaria nella Repubblica Democratica del Congo. È solo la sospensione delle adozioni voluta dal loro paese di origine, iniziata nel Settembre 2013 a causa di irregolarità in alcune pratiche di altri paesi, e il successivo blocco dei permessi di uscita ad impedire alle nostre famiglie di completarsi.

Noi non siamo mai potuti partire per incontrare, neanche momentaneamente, i nostri bambini. Alcuni di noi, i figli possono talvolta vederli via skype. Altri non hanno contatti o informazione. Loro attendono noi e noi attendiamo loro, sospesi in questo dolorosissimo blocco. I bambini in questa situazione nella Repubblica Democratica del Congo sono tanti e tante le famiglie disperate in Italia, Francia, USA, Belgio ed in altri paesi.

Noi, abbiamo deciso di scriverle perché sentiamo di vivere una situazione dolorosa e al tempo stesso paradossale. Dal momento dell’inizio di questa odissea abbiamo disperatamente ed a più riprese cercato un contatto con le istituzioni rivolgendoci alla Commissione Adozioni internazionali, al Ministro Boschi ed al Presidente del Consiglio.

Il bisogno era naturalmente quello di venire informati con chiarezza e continuità del progredire delle trattative sul tema fra il nostro paese e la Repubblica Democratica del Congo, di sapere quale strategie si stessero e si potessero mettere in atto.

Da ultimo, quarantaquattro tra noi genitori, il 5 Agosto 2015, hanno tenuto una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati per rendere noto, parlando sempre a titolo personale e prendendosi la responsabilità di ciò che veniva detto (le famiglie Italiane che aspettano sono infatti ben più delle 22 coinvolte), che in questi mesi l’unica risposta ricevuta dal Governo Italiano è stata in termini di inviti alla pazienza e ad avere fiducia in un presunto e non meglio definito “lavoro delle istituzioni”, senza altre informazioni, ragguagli, precisazioni.

Trattandosi di una risposta insufficiente e inidonea a rassenerare gli animi di genitori costretti a vivere forzatamente separati dai loro figli (dei bambini in attesa in Repubblica Democratica del Congo alcuni sono morti in questi mesi a causa di malattie curabili), in quella sede si rilanciava una ennesima richiesta di incontro urgente con un rappresentante del Governo per ottenere risposte questa volta esaurienti e complete.

Ad oggi, tuttavia, e nonostante la nostra conferenza stampa, il nostro esporci, questi dubbi restano ancora insoluti. Noi non abbiamo ricevuto risposta, incontro, e ciò amplifica il nostro dolore, ed il senso di solitudine e di impotenza. I nostri bambini sono forse diventati un problema “meno importante di altri”?

Anche varie le famiglie di altri Stati coinvolti in questa vicenda (in particolare Usa e Francia) hanno deciso di rompere il silenzio e l’attesa paziente, chiedendo aiuto ai loro Governi ed i mass-media si sono ivi ampiamente occupati del caso. Recente è la notizia di una Conference Call del governo americano sul tema, che è stata divulgata a livello internazionale.

Riteniamo che sarebbe fondamentale oltre che doveroso, dopo due anni di forzata lontananza dei nostri figli, poter quantomeno instaurare un dialogo franco e continuato con le istituzioni, onde poter finalmente apprendere cosa stia davvero accadendo a livello di diplomazia internazionale , le effettive speranze residue di portare a casa I nostri bambini, la eventuale concertazione di nuove azioni della diplomazia.

Siamo persone adulte e responsabili, lo eravamo già molti anni fa allorquando abbiamo deciso di intraprendere questo straziante percorso adottivo (alcuni di noi per alterne vicende aspettano da 5/6 anni), ancor di più lo siamo oggi dopo che la vita ci ha riservato così tanta sofferenza, mettendoci duramente alla prova. Di conseguenza chiediamo di essere trattate da persone adulte.

La nostra disperazione di genitori che si sentono soli ed abbandonati ci spinge, quindi, Egregio Direttore, a rivolgerci a Lei per usufruire di questo spazio ONDE RINNOVARE IL NOSTRO APPELLO E GRIDO DI AIUTO al Presidente del Consiglio ed a tutta la task force diplomatica (eventualmente impegnata sul caso) per poter finalmente essere ricevuti, edotti e coinvolti nei termini di cui sopra.

La ringraziamo anticipatamente per la sensibilità umana che vorrà dimostrare sul caso. Merce rara, come abbiamo tristemente imparato sulla nostra pelle.