HomeAttualitàAnalisi scuole in Italia : Primato per l’inefficienza

Analisi scuole in Italia : Primato per l’inefficienza

Gli antichi edifici scolastici ricordano i penitenziari. Le finestre poste in alto non permettevano allo sguardo dell’allievo che un’occhiata verso il cielo, unico spazio riservato alla felicità delle anime, se non dei corpi. cit anonima. La scuola italiana viene bacchettata dall’Ocse, l’Italia deve “migliorare equità ed efficienza” del suo sistema educativo, che “ha un basso rapporto tra qualità e costo e dovrebbe fare di più per migliorare le opportunità per i meno qualificati”. Lo scrive l’Ocse nel suo rapporto ‘Going for Growth’ rilevando, in particolare, le poche risorse destinate al settore. Ieri sera anche il programma di presa diretta ha rilevato le problematiche strutturali della messa in sicurezza delle scuole italiane,oltre alle innumerevoli difficoltà che i dirigenti devono affrontare perla gestione ordinaria in bilancio della scuola pubblica. I dati sconvolgenti riguardano l’autotassazione delle famiglie italiane per gli investimenti nell’ordinaria manutenzione e nei laboratori. Anche riguardo alla didattica attiva, sono ancora poche le scuole che adottano sistemi formativi alternativi “al passo con la generazione web2.0 .Ieri sera il programma Iacona su rai tre ha posto l’attenzione sulla questione del “contributo volontario” a carico delle famiglie che spendono più dell’80% per le spese di funzionamento della scuola; alcune strumentazioni per i laboratori le LIM e tablet sono state procurate con ingenti raccolte di punti che di fatto hanno costretto le famiglie a fare tutti la spesa presso lo stesso supermercato!
Quello che ci chiediamo: ma davvero la scuola pubblica in Italia è stata smantellata fino all’osso? Come mai le politiche pubbliche non riescono più a garantire la sicurezza nelle scuole e l’innovazione? Come può l’Italia competere con i paesi globalizzati all’avanguardia?
Gli ambienti deprivati che concediamo ai nostri ragazzi davvero non corrispondono alla dignità e al diritto allo studio sanciti dalla costituzione. Molte pagine di cronaca raccontano accaduti inquietanti, cedimenti e crolli di tetti, danneggiamenti di solai, scuole con barriere architettoniche, ma davvero l’Italia degli investimenti infrastrutturali si è fermata agli anni 40?
Quale direzione, quale buona scuola pretendiamo se lo Stato non investe più nella pubblica istruzione?

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