HomeSocialeDove stanno andando i servizi sociali? Quali sviluppi futuri

Dove stanno andando i servizi sociali? Quali sviluppi futuri

Servizi sociali, quale evoluzione? Per interrogarsi sugli sviluppi futuri e prevedibili di un fenomeno è necessario prendere prima coscienza di quanto avvenuto nel passato: la direzione futura è condizionata da quella passata e va valutata in rapporto a essa.

L’evoluzione del servizio sociale

La passata e attuale direzione dei servizi sociali nasce da due fondamentali scelte: la Costituzione repubblicana e la grande stagione di riforme degli anni ’70. Dal primo punto di vista, la direzione di quelli che sarebbero stati, a partire dagli anni 70, «i servizi» si è definita attraverso la storica scelta compiuta dall’Assemblea costituente nel senso di integrare il valore della libertà in quello dell’ uguaglianza: non più una società in cui il valore dell’uguaglianza si esprima marginalmente, correggendo – per così dire – «dall’esterno » quello della libertà, ma una comunità in cui la libertà può trovare la sua vera espressione solo nell’uguaglianza, coerentemente con il sistema di valori posto da un popolo alla base del suo sistema di convivenza.

Sociale, differenze ieri e oggi

Quello che noi, oggi, chiamiamo «sociale» è entrato a far parte delle responsabilità pubbliche solo verso la fine del XIX secolo quando, la «beneficenza pubblica» era nata come mero palliativo in una situazione ormai esplosiva di povertà e degrado sociale, in vista anche della tutela dell’ordine pubblico e degli interessi delle classi dominanti.

È solo con la Costituzione repubblicana che nasce l’attuale concetto di «sociale» e di funzione sociale: si tratta dell’impegno di una comunità e delle sue istituzioni a far sì che ciascuno possa esprimere in libertà un proprio progetto di vita, superando le diseguaglianze che la società, i suoi «status» e le sue relazioni, ancor prima che la natura, pongono fra gli individui e fra le loro formazioni sociali. In tal senso l’articolo 3 della Costituzione, rappresenta in modo lapidario il concetto di uguaglianza sostanziale che si sviluppa, sì, in un contesto di uguaglianza formale, ma che è indispensabile per dare un senso di vera giustizia a un «contenitore» che altrimenti finirebbe con l’assumere il senso attribuitogli dal più forte. Una libertà, insomma, che solo nell’uguaglianza reale delle chance è in grado di esprimere vera giustizia.

Nello specifico settore dei servizi sociali, sotto il profilo normativo si sono tradotte nella riforma socio-sanitaria del 1977-78, nel superamento della beneficenza pubblica, nella definizione di un sistema di servizi sociali e .sanitari espressione diretta del territorio; espressione-mediata – sia nella sanità che nell’assistenza sociale – solo dalla rappresentanza istituzionale locale. Il nuovo modello di sistema integrato di servizi sociali e sanitari si è evoluto dal 1977 sino all’inizio degli anni ’90 e poi, dopo aver conosciuto l’involuzione del 1992-93 nella «riforma sanitaria bis», sulla soglia del nuovo secolo ha  visto il proprio coronamento, tardivo ( anche se di alto profilo), nella legge Turco: la legge quadro 328/2000 sul sistema integrato dei servizi e interventi sociali.

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