Passeggiando per i vicoletti dei piccoli centri storici di Montoro veniamo assaliti da sensazioni contrastanti: da un lato pare che la bellezza di questi posti vada col tempo, giorno dopo giorno, inesorabilmente consumandosi, dall’altro invece sembra che qualcosa resista, come per magia, e conservi lo splendore di un tempo. Squarci di chiostri e portoni, strade sterrate, piazze e centri di incontro, alberi centenari, chiese e corsi d’acqua ci riportano a quel tempo che non abbiamo vissuto, il tempo in cui il centro frazionale custodiva un’esplosione di arte e di rapporti umani, il tempo in cui i vicoletti – come quello che oggi percorriamo – erano vivi, erano vissuti dai sorrisi e dal vociare della gente, dalle risate e dalle urla di chi vendeva e comprava, dai colori accesi della spontaneità e la semplicità della gente che tingevano quadri di una bellezza mai più rivista. Oggi c’è silenzio, incolori e inodori le piazze, dissestate le strade, deserti i ritrovi. Eppure quello passato è stato il tempo della povertà, il tempo persino della miseria, mentre oggi c’è benessere, c’è la tecnologia, ci sono le comodità e, chi più chi meno, tutti ne usufruiscono. Qualcosa non quadra. Abbiamo la sensazione che il progresso abbia distrutto qualche ingranaggio importante. Abbiamo la sensazione che la crescita economica sia stata nel tempo responsabile del degrado che oggi è sotto i nostri occhi, il degrado delle aree urbane, dei centri storici, di queste gemme che andavano forse custodite con più attenzione. Non vogliamo cadere nella tentazione della solita polemica di carattere politico-amministrativo anche se diverse domande in merito alla gestione delle risorse, alla poca lungimiranza degli investimenti, alle scarse garanzie offerte alla gente, alla disattenzione e alla superficialità, alle scelte scellerate e all’insicurezza che si è generata invadono tutti gli spazi aperti della nostra mente come fiumi in piena. Ci piace di più soffermare la nostra attenzione sul fatto che il degrado che si apre davanti a noi è non solo organico e strutturale ma è soprattutto un degrado sociale e culturale. C’è solitudine, c’è chiusura, c’è paura. La condivisione si è mutata in diffidenza, la generosità in egoismo e così la gente, barricata nelle case ha eretto mura solide per proteggersi dalle minacce che vengono dall’esterno, perdendo di fatto quell’immensa possibilità che vive nella relazione. Questi meccanismi rischiano di avere conseguenze, rischiano di farci ripiombare in difficoltà che consideravamo superate o peggio di crearne di nuove che non sapremmo come affrontare.
Certo è che Montoro non rappresenta l’eccezione ma soltanto la conferma di uno status sociale in cui versa la maggior parte dei centri italiani. Questo ritratto, infatti, offre l’immagine di molte città e centri di periferia, posti di mare o di montagna. Ci piace pensare che una passeggiata simile alla nostra, condita da un’analisi simile alla nostra, abbia posto le basi per il comma 431 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2015, che promuove un
piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale di aree urbane degradate
Si tratta di un piano che prevede lo stanziamento di circa 200 milioni di euro per finanziare interventi coordinati e diretti alla riduzione dei fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale ed ambientale. Nell’ambito di tale piano, l’Amministrazione Comunale di Montoro ha candidato a finanziamento un intervento per la riqualificazione di alcune aree delle frazioni Misciano e Figlioli, nominando come responsabile unico del procedimento l’architetto Massimo Izzo, in forza all’ufficio tecnico comunale. Era giunto, peraltro, un invito alla partecipazione al bando da parte del circolo locale del “Movimento 5 stelle” che auspicava un interesse mirato a questa opportunità di attingere risorse preziose per la riqualificazione urbana e socio-culturale di aree da individuare.
Il progetto con cui la città di Montoro si candida per ottenere un finanziamento consta, in effetti, di tre interventi. Il primo di questi riguarda la riqualificazione del palazzo gentilizio Pironti- Macchiarelli risalente agli inizi del XVI secolo, sito alla frazione Misciano ed oggi adibito ad housing sociale, ovvero a residenza per le fasce deboli. Tra gli obiettivi quello di migliorare la conformità igienico-sanitaria, aumentare il numero di residenze e soprattutto ridurre i fenomeni di marginalizzazione delle famiglie che occupano la struttura favorendo la loro integrazione nel tessuto sociale cittadino. Con il secondo intervento, sempre rivolto alla frazione Misciano, l’Amministrazione si propone di favorire aggregazione e offrire attività di valenza culturale mediante la valorizzazione del Forum dei Giovani. Rientrano nel progetto diverse attività da realizzare in collaborazione con il Forum, alcune di carattere ludico finalizzate all’intrattenimento e all’aggregazione, altre di stampo culturale come la promozione di incontri di ascolto e lettura, corsi di canti e balli della tradizione, corsi di arte e fotografia, laboratori teatrali e di osservazione astronomica. Particolare importanza viene attribuita all’utilizzo delle nuove tecnologie che possono assolvere, secondo i curatori del progetto, alla funzione aggregatrice e possono essere matrici di cultura. È previsto l’allestimento di un internet-point e il miglioramento del sito web del Forum stesso con sezioni apposite atte ad avvicinare agli interessi e alle difficoltà dei più giovani. L’intervento previsto per la frazione Figlioli riguarda invece la realizzazione di un parco giochi nel verde, con l’obiettivo di favorire l’aggregazione tra i più piccoli, incrementando le occasioni di incontro e di gioco, nonché la conoscenza e il rispetto per la natura e l’ambiente. Sono in programma, infatti, lezioni di educazione ambientale, attività di giardinaggio, corsi di disegno, visite a fattorie e cortili della zona e promozione della pet-therapy.
Si tratta, senza dubbio, di una occasione importante, qualora il progetto fosse accolto ed il finanziamento riconosciuto, per offrire a Montoro e alla sua gente la possibilità di cominciare a riemergere dal punto di vista sociale e culturale. Auspichiamo che possano esserci maggiori momenti di confronto con le associazioni operanti sul territorio affinché si riescano ad individuare spazi di intervento mirati e che corrispondano veramente alle esigenze raccolte tra i cittadini. La riqualificazione di queste zone urbane potrebbe comportare – come si legge nella deliberazione della giunta comunale – un potenziale aggiuntivo effetto moltiplicatore di investimenti pubblici e privati. Ma ritornando per un attimo al vicoletto stretto da cui eravamo partiti, alimentiamo la speranza che a rinascere possa essere soprattutto la cultura, movente primario di crescita e del vero progresso. Lanciando lo sguardo oltre, alimentiamo la speranza di poter ricostruire quegli ingranaggi sociali di un tempo, la speranza di poter ricostruire la società della fiducia, la società dei rapporti veri, la società della solidarietà, la società della vicinanza che supera ogni disagio ed ogni distanza. Confidiamo in scelte che possano rispondere appieno a questa speranza, affinché a Montoro si possa ricominciare a sentirsi a casa, affinché si possa fare di Montoro un posto ambito e non il solito sobborgo meridionale da cui scappare.