Di tanto in tanto un altro cittadino spara; e la crisi della giustizia è sempre più evidente. Ancora una volta, e temiamo non l’ultima, chi è aggredito nella propria abitazione deve difendere per propri oconto la sua famiglia da uomini a lui sconosciuti, ma ben noti alle Autorità che non possono fermarli. Arrivano sempre più numerosi, attratti da un sistema giudiziario che, smontato pezzo per pezzo, propone loro comode e sempre nuove “vie di uscita”.
Davanti alla progressiva desistenza dello Stato sul versante Giustizia, l’incertezza della pena diviene l’unica certezza, attraendo da altri paesi, anche comunitari, flussi sempre più consistenti di singolari turisti che scelgono l’Italia per finanziarsi con l’indisturbato esercizio del crimine.
FEDER.M.O.T. già da tempo denuncia oltre ai continui tagli lineari a un sistema boccheggiante, la sistematica demolizione del diritto dei cittadini a una giustizia civile e penale efficace, accessibile e tempestiva. L’efficienza è perseguita tagliando le risorse finanziarie e dissuadendo il ricorso alla tutela giurisdizionale civile con balzelli e barriere di accesso al processo. In coerenza con tale politica di desistenza dalla tutela dei diritti, si pone l’ultimo taglio lineare alle indennità del personale della magistratura onoraria di tribunale (P.M. e Giudici onorari) che il Governo vuole introdurre nella legge di (in)stabilità.
Benché il Ministro della Giustizia – dopo la protesta della FEDERMOT (che ha proclamato 5 giorni di sciopero, dal 7 all’11 dicembre) e della Associazione nazionale magistrati – si sia affrettato a prendere le distanze da tale taglio, descrivendolo come una mera manutenzione dei conti pubblici, e, di fatto, ammettendo l’enormità dell’errore politico e comunicativo, appare evidente quale sia il disinteresse verso la giustizia sotteso a iniziative legislative di questo tipo.
Il decadimento del sistema giudiziario è d’altronde già provato dal varo dei seguenti recenti provvedimenti
1) contributo unificato per le sanzioni amministrative oltre i 40 euro (prima impugnabili gratuitamente);
2) continuo incremento del contributo unificato al fine di dissuadere il cittadino dalla richiesta di tutela giurisdizionale e abbattere l’arretrato mediante il taglio della domanda giudiziaria;
3) allontanamento della giustizia dai cittadini con la chiusura di centinaia di uffici giudiziari nelle sedi disagiate dove nessuno voleva lavorare;
4) abbattimento meramente virtuale dell’arretrato giudiziario, attraverso criteri di misurazione statistica delle pendenze che non considerando tra i procedimenti arretrati quelli che si protraggono per anni, purché non superino la durata oltre la quale lo Stato italiano è obbligato (dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo) a risarcire le parti processuali per l’eccessiva durata (legge Pinto);
5) provvedimento svuota-carceri, che fa uscire chi deve scontare pene residue inferiori ai 3 anni (ulteriore incertezza della pena), impedendo o limitando fortemente l’utilizzo della custodia cautelare in carcere per tutti quei delitti accertati in flagranza di reato, per i quali il giudice non preveda di poter applicare una pena superiore a 3 anni;
6) istituzione del proscioglimento per tenuità del fatto applicabile anche a reati di rilevante allarme sociale, beneficio rimesso alla discrezionalità di ciascun singolo giudice e che si aggiunge a quello già esistente della sospensione condizionale della pena;
7) depenalizzazione di delitti ritenuti poco allarmanti dal legislatore, ma di grande impatto sui cittadini (strage di Erba docet…), indotti (e le cronache lo dimostrano) a ricorrere all’autotutela (riedizione “fai da te” della vecchia legge del taglione).