Antonio Calbarò Medico chirurgo al Fatebenefratelli, nel 2008 aveva creato il suo ambulatorio “di strada” in un container: qui visitava stranieri ma anche italiani, coinvolgendo anche amici medici e volontari. Da due anni l’ambulatorio era fermo per questioni burocratiche. Medici: “Un medico scalzo, capace di dialogare con tutti, dai salesiani ai centri sociali”
Antonio Calabrò era il medico dei poveri, morto per un arresto cardiaco nell’ospedale in cui lavorava da tanti anni come cardiologo e in cui da quest’estate era ricoverato, per un grave virus al midollo che i suoi colleghi stavano cercando di curare. Molto conosciuto e amato nel suo quartiere, quello che sorge intorno alla grande chiesa di Don Bosco, a pochi metri dalla Tuscolana, Calabrò non si accontentava di assistere i suoi pazienti in ospedale, ma svolgeva il suo lavoro anche in strada, per raggiungere chi, in un ambulatorio medico o in un ospedale, sarebbe entrato con difficoltà.
Così lo ricordano i giornali romani
Sempre impegnato nelle battaglie pacifiste e per il riscatto degli ultimi, anima dell’associazione “Condividi”, aveva un feeling con Alex Zanotelli che aveva invitato spesso sul nostro territorio per fargli descrivere l’abisso di dolore vissuto nelle periferie del mondo. Quelle periferie che oggi si riversano nell’Europa in crisi, ma pur sempre opulenta, sfidando la morte per mare e disturbando in TV, con i loro corpi gonfi di acqua, le digestioni serali di molti “benpesanti” malati di xenofobia. Molto spesso di fede cattolica, fedeli solo al proprio egoismo, privi di carità e di misericordia.
Cattolico e cristiano, Antonio raccontava così la sua scelta di vita: “Il mio cammino è iniziato nel 1972, a diciotto anni, sull’emozione del Concilio Vaticano II, che si era appena concluso. La mia formazione proviene dai Salesiani della Chiesa Don Bosco: sono cresciuto e mi sono formato sui libri dei teologi della liberazione. Nel momento in cui mi sono laureato, ho capito che dovevo scendere per strada, abbracciando la teoria ‘dai Cristi appesi in Chiesa ai Cristi che camminano’. Il diritto alla salute non è monetizzabile, è un diritto per tutti. Ho così stretto rapporti con i Missionari comboniani, e in particolar modo con Alex Zanotelli, con cui condivido lotte e valori”.
Antonio ha sempre rappresentato il tipo di cattolico-cristiano che la sua fede la intende vivere testimoniandola con le opere e non solo osservandola con i riti.
L’ultima volta che ci siamo visti, io, laico e non credente, gli ho manifestato il mio vivo apprezzamento per quanto stava facendo e andava dicendo Papa Francesco. Anche lui ne era contento ma, mi disse, come per calmare i miei ardori pro Bergoglio, che il Papa doveva andare oltre, doveva cambiare la “costituzione” della Chiesa, il diritto canonico, se non voleva correre il rischio che, dopo la sua morte, tutto tornasse come prima. Non era scetticismo, era uno sprone.
Antonio ha speso bene la sua vita. Gli ha dato un senso alto e nobile, al servizio del prossimo che lui ha amato più di se stesso. Aveva un fuoco dentro di sé, il fuoco della carità, della misericordia, della giustizia. Purtroppo domenica 18 ottobre 2015 quel fuoco si è spento all’improvviso, lasciando un grande vuoto tra di noi.
Ciao Antonio.
fonte www.abitarearoma.net