Home Attualità In 100 scuole superiori si studierà solo per 4 anni

In 100 scuole superiori si studierà solo per 4 anni

Al via la sperimentazione ministeriale dal prossimo anno scolastico

Dal prossimo anno scolastico 2018/2019, 100 scuole superiori, oltre alle 12 già presenti, sperimenteranno una durata minore per il ciclo di studi secondari di secondo grado. Solitamente questo periodo si dipana in 5 anni, per queste scuole, invece, sarà previsto un anno in meno, consentendo ai loro studenti un’iscrizione anticipata all’università.

I diversi istituti parteciperanno al percorso sperimentale dopo aver presentato domanda di partecipazione all’Avviso pubblico emanato dal Miur il 18 ottobre scorso, aperto a licei e istituti tecnici. La selezione è avvenuta, sulla base di criteri comuni, ma con la predilezione per le proposte che si incentravano sulla qualità dei percorsi e l’innovazione didattica. In questo modo, sarà più facile esprimere le relative valutazioni sull’efficacia di questo sistema. In ogni caso, una sola classe ad istituto svolgerà il ciclo breve, al cui termine si dovranno  comunque conseguire gli obiettivi didattici generalmente previsti per il quinto anno, dunque senza alcuna concessione di sorta.

Nessuno “sconto” sulla formazione: le 100 scuole selezionate, come da programma, sono obligate al raggiungimento delle competenze e degli obiettivi di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Linee guida Nazionali. “I percorsi quadriennali nascono nel nuovo millennio, quando nel 2000 fu scritta una riforma quando era Ministro Luigi Berlinguer – sottolinea la ministra Valeria Fedeli – Tuttavia quella riforma non è mai stata attuata, solo nel 2013 una commissione istituita dal Ministro Francesco Profumo ha ripreso il tema dei percorsi quadriennali. Successivamente si è ha dato il via libera alle prime sperimentazioni”.

“Con il bando di ottobre abbiamo voluto cambiare marcia e procedere al fine comune – aggiunge – Era necessaria una sperimentazione su grandi numeri, con una maggiore diffusione territoriale, nell’ottica di dare pari opportunità ai giovani studenti, una maggiore varietà di indirizzi di studio coinvolti. Tutto questo per fare in modo che, alla fine del quadriennio, si abbiano esperienze misurabili e valutabili davvero, secondo parametri condivisi e lavorando attraverso comitati scientifici nazionali e territoriali. Si avranno dossier approfonditi su cui poi tutti gli attori coinvolti potranno aprire il dibattito sul destino dei percorsi quadriennali“.