Una testimonianza dell’epidemia di Colera dell’agosto 1973

Colera a Napoli nel 1973
SPECIALE 2000 : DISINFESTAZIONE DELLE STRADE DURANTE IL PERIODO DEL COLERA A NAPOLI

Ero dipendente dell’Istituto per l’assicurazione nazionale contro le malattie (in acronimo INAM) della sede di Napoli, allorché il 27 agosto 1973 vi fu nel paese Vesuviano di Torre del Greco il primo caso di Colera. Prestavo servizio dal gennaio a Frattamaggiore in qualità di Capo della locale Sezione Territoriale che erogava l’assistenza mutualistica a circa 140 mila cittadini che abitavano nel comprensorio dei comuni di riferimento.

Ricordo che immediatamente tuti i responsabili delle sezioni territoriali della provincia di Napoli furono convocati insieme a tutti gli altri dirigenti (amministrativi e sanitari) dalla direzione sanitaria di Napoli, guidata dal dr. Ciccarone, per un immediato piano di intervento in tutta la provincia, da espletarsi con la collaborazione dei sindaci dei comuni che ricadevano negli ambiti territoriali di competenza. Il primo impegno da assumere fu la realizzazione di una straordinaria campagna di vaccinazione di tutti i residenti.

Ricordo che tutti i sindaci avevano sentito il dovere di fare incetta di siringhe monouso in modo talvolta discutibile, ma responsabilità e buon senso non tardarono a prevalere tant’è che in pochissimo tempo fu organizzata presso ogni struttura territoriale dell’ INAM di Napoli, dopo i primi giorni di ansia e iniziale confusione, una ordinata attività di vaccinazione, caratterizzata talvolta anche di lunghe file che, con il passare del tempo, relativamente breve, diventarono sempre più composte, anche perché nel corso delle attività, con l’aiuto degli american furono introdotte per la vaccinazione le siringhe pistole usate dagli stessi in Vietnam. In rapida sequenza si passò da bottiglie da 200 cc di vaccino alle singole fiale con siringhe monouso per finire alla vaccinazione con le siringhe pistole introdotte dagli americani.

All’epoca avevo 31 anni e già avevo acquisito nel precedente quinquennio una solida conoscenza dell’organizzazione sanitaria della mia sede di lavoro con il particolare incarico di seguire il personale sanitario medico ed infermieristico della struttura. All’insorgere del Colera, la sanità a livello locale, faceva riferimento agli uffici sanitari dei comuni, singoli o consorziati(condotte mediche), nonché agli ospedali, che erano enti autonomi; con una serie enorme di poteri autonomi la sede dell’INAM di Napoli, diretta dal dott. Lupoli, sul piano amministrativo e dal dr. Ciccarone sul piano sanitario, avvalendosi della sua capillare organizzazione nella provincia di Napoli, al momento della decisione di procedere alla vaccinazione di massa, di fronte agli incerti tentativi da parte degli uffici sanitari locali, assunse il compito di procede alla vaccinazione di massa che, in poche settimane avviò a soluzione l’epidemia del colera.

Adesso come allora ci troviamo di fronte ad una emergenza epidemica, con la differenza che, ora, non abbiamo una struttura sanitaria nazionale organizzata, unitaria, che abbia una capillare organizzazione e possa intervenire sul tutto il territorio nazionale uniformemente come fece l’INAM, che fu poi abolita nel 1977. Al posto di questa struttura nel mondo della sanità il potere dispositivo si è parcellizzato in poteri locali, con autonomia gestionale che fa riferimento a regioni e province, con tutte le conseguenze di questa parcellizzazione di poteri.

Nella sanità, dunque, non c’è un modello organizzativo centrale corrispondente con unità locali pronte ad intervenire immediatamente e tutte insieme con poteri specifici. A ciò si aggiunge che non c’è una rete ospedaliera con modelli e procedure unitarie, ogni grande istituzione è un modello a sé e obbedisce alle direttive del potere amministrativo locale che dispone unicamente in relazione a esigenze contingenti. Dunque governo, regioni e poteri forti locali hanno il dovere di organizzarsi per far fronte in modo omogeneo alle tante evidenti e diverse esigenze se si vuole uscire dalle nuove emergenze sanitarie.

L’epidemia da coronavirus sappiamo è cosa diversa; non c’è ancora un vaccino, che è allo studio e la sua preparazione sembra ancora lontana. E tenuto conto delle restrizioni sulla circolazione dei cittadini, sui provvedimenti sulle “quarantene” e sulle chiusure di tante città, già da ora credo si possono prospettare numerose difficoltà organizzative anche non per realizzare possibili interventi di sanificazione di ambienti e città ma anche, quando saranno possibili, campagne di vaccinazioni. Cosa avverrà nel prossimo futuro? Noi siamo convinti che la nostra società, il nostro paese, l’Europa, noi tutti, sapremo lottare e trovare la strada giusta per vincere anche questa difficilissima prova.

A cura dell’ Avv. Antonio Battista