Scuola, Cdm approva la riforma

Renzi: “Mai più supplenti e classi pollaio”. Restano gli scatti di anzianità ma ci sono anche 200 milioni per la valutazione del merito dei docenti. Tornano le ore di storia dell’arte e musica. Via libera del consiglio dei ministri al disegno di legge sulla scuola. Una riforma le cui novità sono state illustrate da Renzi in 10 punti. «Siamo riusciti dopo una lunga discussione a trovare un buon clima dentro il cdm, ora la palla passa al Parlamento, un testo realizzabile abbastanza rapidamente se tutti lavoreremo con il senso dell’urgenza», ha detto il premier sottolineando che, «la buona scuola mette al centro lo studente e i suoi sogni di essere anzitutto un cittadino».

Scatti salvi, 200 milioni per merito «Abbiamo scelto di mantenere gli scatti di anzianità per i professori, ma con una cifra aggiuntiva sul merito. Le modalità su cui ciascuna scuola premierà saranno decise dal preside», ha spiegato Renzi, aggiungendo che sono stati messi in campo 200 milioni dal 2016.

Prof scelti dal preside Tra le novità più rilevanti della riforma il fatto che «il preside sceglierà gli insegnanti dentro un albo, là dove c’è spazio che si libera. Il preside sceglie dentro l’albo dei docenti e individua la persona più adatta senza automatismi». E ancora: «La scelta dell’organico funzionale porta a superare il meccanismo delle classi pollaio», ha detto Renzi.

Cv on line Le scuole metteranno on line i curricula dei professori e i bilanci delle scuole. «Non bisogna aver paura della trasparenza», ha detto il presidente del Consiglio.

Più prof così da aprire le scuole anche il pomeriggio è l’idea del premier che insiste nel puntare moltissimo sull’autonomia dei presidi; si potranno fare la loro squadra con i cosiddetti mentor ; sceglieranno i prof in base al proprio progetto scolastico e premieranno i più meritevoli. «Ma – dice Massimo Di Menna della Uil – così si rischia la rivolta della scuola». Invece «quello della scuola è un lavoro di squadra – aggiunge Mimmo Pantaleo della Flc Cgil – che va valorizzato nel suo insieme». Meglio quindi «definire degli obiettivi che vanno raggiunti con il lavoro di tutti – è la proposta della Cgil – con dei criteri e dei parametri oggettivi».
Si torna indietro, infine, anche sulla detrazione fiscale per chi manda i figli alle scuole paritarie. Secondo il premier sono soprattutto le paritarie dell’infanzia e della primaria ad offrire un servizio pubblico che lo Stato non riesce a garantire: la detrazione riguarderebbe solo questo ciclo di scuole.

Stop ai supplenti «Non ci saranno più i supplenti», ha confermato poi il premier, aggiungendo che il «primo anno sarà di transizione»: la figura del supplente sparirà «per quasi tutte le classi di concorso già dal primo settembre 2015, ma non per tutte perché le graduatorie a esaurimento non coprono tutte le classi di concorso». «Il meccanismo è tale per cui ogni scuola, entro una determinata data, farà un piano strategico della scuola che includa offerta formativa e fabbisogno».

Dopo la presentazione del piano, che sarà «verificato dagli uffici competenti del ministero, ciascun preside avrà a disposizione un tot di insegnanti, non solo per le cattedre, ma anche per lavorare a singoli progetti, come un progetto europeo o per l’alternanza tra scuola e lavoro. È un meccanismo – sottolinea – in cui la squadra dei prof che gestisce la scuola va oltre il numero delle cattedre e il preside come un allenatore, avrà la possibilità di individuare chi mettere in cattedra a inizio anno ma nel momento in cui qualcuno si ammala o un’insegnante resta incinta e aspetta un bambino, non si va alla graduatoria provinciale ma all’interno dell’organico funzionale: si supera questo meccanismo».

La carta dei prof «Ogni anno – ha detto Renzi – un professore potrà spendere 500 euro solo per spese di natura culturale, un libro per approfondire o andare a teatro». Previsti anche cinque per mille e school bonus. «Agli insegnanti affidiamo la cosa più preziosa che abbiamo, basta pensare agli insegnanti come l’ultimo grado della scala sociale, sono la nostra più grande risorsa a cui affidiamo l’educazione dei nostri figli».

Precari «Il nostro governo ha il compito di affidare al parlamento le possibili scelte ma il governo ha scelto di inserire nelle assunzioni i soggetti dentro le graduatorie ad esaurimento, lo Stato mantiene l’impegno. Le graduatorie di istituto non fanno parte delle graduatorie ad esaurimento, faranno i concorsi», ha spiegato Renzi illustrando le scelte del governo per l’assunzione di 100mila precari della scuola. «Il Parlamento riuscirà» a fare in tempo, ha risposto il premier a chi gli domandava se i tempi di esame della riforma in Parlamento non mettano a rischio l’assunzione dei 100mila insegnanti a settembre 2015.

La riforma porta «un’autonomia vera alle scuole. Riprende un percorso sul quale avevamo lavorato in passato. Riprendiamo questo principio per dire che ogni scuola vivrà la propria autonomia, tiene ad esempio aperto il portone al pomeriggio. Devono farlo tutti».

Tornano arte e musica «Approvato in Consiglio Ministri il ddl #labuonascuola. Un impegno mantenuto e uno sfregio sanato: tornano la storia dell’arte e la musica». È il tweet del ministro di beni culturali e turismo Dario Franceschini in chiusura del Cdm. «Un impegno mantenuto e una scelta di civiltà il ritorno della storia dell’arte e della musica nelle scuole», aggiunge poi Franceschini, «Il governo sana uno sfregio compiuto ai danni del sistema formativo italiano. Il lavoro svolto dalla collega ministro dell’istruzione Stefania Giannini è il coronamento di un percorso intrapreso sin dagli esordi di questo governo, quando insieme firmammo un protocollo per accrescere la conoscenza e la comprensione del patrimonio culturale da parte degli studenti».