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    Sciopero giudici di pace sulla riforma della magistratura

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    Il 14 maggio è entrata in vigore la legge delega di riforma della magistratura onoraria e di pace (legge n. 57/2016), già lungamente contestata dalla categoria.    D’accordo con l’Associazione Nazionale Giudici di Pace, l’Unione Nazionale Giudici di Pace annuncia l’imminente proclamazione dello sciopero nazionale dei giudici di pace per la durata massima consentita dal codice di autoregolamentazione, ossia sino a 4 settimane.

    Una legge affrettata e scritta male che già dai primi provvedimenti ministeriali e governativi sta lasciando emergere le sue gravissime carenze: gli uffici del Giudice di Pace sono nel caos a seguito dell’improvvido passaggio dei poteri di coordinamento dai giudici di pace ai presidenti di tribunale. Praticamente non esiste più un’organizzazione degli uffici, in quanto tutti gli incarichi conferiti ai giudici di pace dal CSM (coordinatori, referenti, magistrati delegati per il compimento di atti, quali riassegnazioni, riunioni, firme esecutorietà decreti ingiuntivi, etc…) sono venuti meno a seguito dell’accentramento dei poteri in capo al presidente di tribunale, che può avvalersi, nell’esercizio delle sue funzioni, solo di magistrati di carriera.

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    A tale irresponsabile ed incostituzionale disposizione si aggiunge un decreto legislativo, approvato ieri, in via preliminare, dal Governo che, nel prorogare per oltre due anni i magistrati onorari in servizio, dispone solo una delle quattro conferme quadriennali obbligatoriamente previste nella legge delega, istituendo una procedura di conferma talmente contorta che andrà completata entro 2 anni dalla costituzione delle sezioni autonome dei consigli giudiziari (competenti sulle valutazioni di idoneità dei magistrati), con elezioni per i consigli giudiziari addirittura fissate la penultima domenica di luglio, allorquando molti magistrati hanno già programmato le ferie.

    Nè possono essere sottaciute tutte le deficienze della legge delega, che esclude qualsiasi forma di tutela previdenziale ed assistenziale obbligatoria in favore dei magistrati onorari e conferisce al Governo una delega in bianco sulla determinazione dei compensi, arrivando addirittura a sottoporre i magistrati onorari nell’esercizio delle funzioni, in aperta violazione dell’articolo 101 della Costituzione, alle direttive dei magistrati di carriera.Il quadro è chiaro: una riforma monca, incostituzionale, contraria al diritto comunitario, che già nella sua fase iniziale sta evidenziando i suoi palesi limiti”.

     

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