Home Italia & Esteri Migranti, l’esodo si può e si deve fermare

Migranti, l’esodo si può e si deve fermare

Da un rapporto pubblicato su l’Espresso dal Niger si evince che e’ possibile fermare l’esodo dei migranti o almeno rallentarlo finanziando attivita’ sul loro territorio. Finora si e’ speso per l’assistenza agli sbarchi in Italia la somma di 746 milioni di euro per trarre in salvo 170.816 persone, mentre il costo totale dell’emergenza sbarchi in tre anni e’ stato di €.2.228.000.000. Cifre esorbitanti che rischiano di perpetuarsi e soprattutto di non risolvere il problema alla fonte. Il reportage menziona casi virtuosi di iniziative finanziate dalla Comunita’ Europea come quella sostenuta dalla Regione Piemonte a favore di donne africane riunite in associazione che si sono dedicate alla trasformazione e vendita di cereali e la produzione di mangimi animali derivati dagli scarti dell’agricoltura.Per mettere su tale attivita’, finanziata con soli 25mila euro e’ stato allestito un laboratorio a energia solare, con l’acquisto di pannelli solari e batterie cinesi a basso costo, da sostituire ogni tre anni. L’attivita’ dopo tre anni e’ divenuta autonoma e ha reso 4.500 euro, somma che in quella zona e’ sufficiente a mandare avanti una ventina di famiglie composte mediamente da sette persone. Il che significa sussistenza per 140 individui. Altro progetto andato a buon fine e’ quello dell’Associazione “Terre Solidali”e della ONG “Bambini del deserto”di Modena che partendo da un’idea di uno studente camerunense di agronomia, scomparso a soli 23 anni per infarto, ha utilizzato un prototipo semplificato di stufa a gassificazione, mirato a ridurre la distruzione delle foreste per produrre energia. Oggi 350 famiglie del Niger usano abitualmente tali stufe, grandi come un bidone di stretta sezione, sono costruite da fabbri del luogo che lavorano nei pressi della capitale del Niger. Il processo di gassificazione non brucia legna ma etrae gas dalla biomassa dei pellet ricavati dalla macinatura di scarti agricoli. Potenziando tali procedure, secondo uno studio dell’Universita’ di Torino si creerebbero posti di lavoro per la produzione e la commercializzazione di stufe e del pellet. Iniziative del genere sicuramente demotiverebbero i migranti ad espatriare; del resto nessuno va via dalla propria terra con piacere, ma e’ la disperazione dettata dalle precarie condizioni economiche, oltre alle terribili situazioni di guerre in atto che spingono ad evadere. Dal rapporto emerge che le stesse cifre stanziate finora per l’assistenza agli sbarchi si potrebbero creare 600mila posti di lavoro che significherebbero il sostentamento di circa quattro milioni di persone; parametrando i costi totali dell’emergenza (due miliardi e 300 milioni circa) si potrebbero creare 1.830.400 posti di lavoro sistemando 12.812.800 persone.

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