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I Servizi sociali nell’era digitale, bene relazionale: persona e comunità verso la deriva

La professione degli assistenti sociali, vive ogni giorno costanti cambiamenti delle politiche sociali, questo perché il nostro sistema politico sociale, si trova di fronte a due dilemmi economici: l’austerità e la precarietà, a discarico dell’etica professionale e del suo mandato di autonomia.
In nome dei tagli e delle costanti trasformazioni sociali e globali, il cittadino ha perso sempre più la sua dimensione comunitaria, ritrovandosi  alla costante ricerca dell’io – utilità, in una società dell’immediato consumo e bisogno.
Di fronte alla crescita di nuovi disagi e innumerevoli richieste di aiuto, lo stesso sistema sociale, non riesce ulteriormente a reggere quell’equilibrio di una società, basata sul welfare e il benessere dei suoi cittadini.
L’economia globale e digitale, ha creato nuove povertà  e le risposte ai bisogni emergenti, durante l’iter burocratico e di prassi operativa, diventano già obsolete e poche efficaci.
Allora non basta più discutere su un piano regionale e locale di servizi sociali, perché gli stessi ottemperano in parte o per niente, ai livelli essenziali nazionali varati nei Liveas.
L’individualismo e la crescente dipendenza digitale, hanno riorganizzato un mondo parallelo di relazioni e informazioni, che mettano in discussione le concrete risoluzioni adottate dai burocrati degli uffici di politica sociale.
Non si sta più ragionando sul bene comune e sulla possibilità di incoraggiare nuove forme di “bene relazionale”,  si registra la sfiducia nelle istituzioni e negli enti locali pochi attenti ai reali bisogni e al valore della persona.
E’ arrivato il momento di fare delle riflessioni dovute per la nostra professione, in che direzione stanno andando i servizi sociali?
Il servizio sociale degli anni ‘50 a oggi è ancora da considerarsi una guida adatta alle nuove forme di aiuto?
Dove sono finiti i principi della professione sociale e l’autonomia professionale,  se nei meandri della burocrazia non si arriva più a fare valutazioni e interventi efficaci celeri,  per la persona e la comunità?

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